Un salto a Lamoli

La Guinza è un ciuffo di case di là dei miei monti, verso nord (forse anche nord-nord-est). Lustri di camion e ruspe: e la Talpa. C’è la celeberrima Galleria – quella “della Guinza”, appunto – che dovrebbe consentire di mettere in comunicazione un mare con l’altro. Che devo dire… Io non ho mai visto i sassi della Guinza e mi piacerebbe farlo in bici! La strada “principale” passa a qualche centinaio di metri dal paesino, sarebbe quindi sufficiente una piccola deviazione per fare una visita.
Pianifico il mio giro.
Andrò su per il Crinale, fino al Catenaccio, per poi bel tratto di fuoristrada vero che porta alla cima del M. Moricce; da qui ancora un po’ di salita (979m di quota) e poi giù fino alla Guinza, su una sterrata ampia e veloce che rotola giù tra colline davvero selvagge. Visita turistica alla Guinza. Poi risalirò fin quasi a Montedale (magari vado anche lì, si vedrà al momento), un nuovo scollinamento e giù fino a Lamoli. Stupenda! Da qui dovrò “bitumare” verso il valico di B.cca Trabaria, svoltando poi per il Lago del Sole e imboccando, subito dopo, la via che sale verso il P.sso delle Vacche e il P.ggio Tre Termini. Lì sarò a 1171m di quota, la Cima Coppi di oggi – restando nel gergo “ciclistico”. Discesa tosta verso Montecasale (da decidere se scenderò al monastero oppure no), traversata sulla Via Giulia e discesa verso il fosso di Valdimonte. Poi salita fino alla Metola e discesa fino a Ripole. Evitando il più possibile l’asfalto, Fraccano e rientro a casa.
Il primo di Novembre potrebbe essere il giorno giusto, tempo permettendo…
Lo è! Le previsioni sono ottime! Appuntamento al Burghy, come spesso capita, e partenza di gruppo.
Sì, ma…con che bici vado? Generale o BlueOne? …Ma sì, dai, pigliamo la singlespeed, 33×20 e via!
Il gruppetto che si raduna è piuttosto nutrito, credo una quindicina di persone. Bello! Decollo puntuale, ore otto e trenta. Si va su con calma, con molte soste e molte chiacchiere. Il tempo in effetti è piuttosto bello, c’è solo un po’ di vento che va facendosi più fastidioso manao a mano che ci si avvicina al Crinale. Dalla Cima dei Pargi (“La Croce”, per tutti i “castelani” della MTB…), si fa la breve ma sempre piacevole discesa che sbuca davanti a Fraccano.
…Ma cosa vado cercando, oggi, in questo soleggiato inizio di novembre? Cerco di mettere nel mio bagaglio un altro pezzetto di mondo, questo che è qui alla mia portata, questo che sta a tiro di bici. Non voglio mancare di rispetto a chi, Claudio e Luca in primis, mi ha accompaganto per buona parte del giro, ma ricordare il vero motivo per cui trascorro in bici queste lunghe ore.
Avidità – non so trovarle che questo nome. Una bramosia del tutto positiva, una voglia irrefrenabile di accaparrarsi vedute ampie e spesso selvagge, di aver qualcosa da raccontare durante una qualche cena tra “incalliti” o magari (giuro che ci penso molto spesso) ai nipotini, quando sarò io quello veramente vintage, certo non la bici in acciaio! Ogni strada che vedo mentre pedalo, ogni bosco, ogni balza di roccia è una possibilità, un punto di domanda. Desiderio borbottante, fremente ogni giorno, di scoprire dove – ma soprattutto come – va una “traccia”.
Nel giro di oggi – ora posso parlarne al passato, ho percorso solo vie già ampiamente battute, sentieri segnati, strade trafficate, eppure, anche oggi, mi sento come se avessi “scoperto”. Queste peregrinazioni lunghe e in parte anche solitarie, sono così, un distacco. E un distacco è sempre una scoperta. A volte quella di uno scorcio mai apprezzato prima, altre volte di un nuovo pezzettino di se stessi. Le strade, pensavo oggi mentre scendevo a tutta velocità (posizione “a uovo” sulla singlespeed, pedalare è impossibile a oltre 50 all’ora…) giù per la sterrata che va alla Guinza, sono esattamente come una canzone, o un intero disco che ti piace: ogni volta che lo ascolti, trovi un nuovo motivo per farlo, dei nuovi significati, delle nuove risposte (o domande), delle nuove emozioni. Avrò pedalato sul Crinale (qui da me, il Crinale con la C maiuscola è quello cosiddetto del Grillo, quello che segna il confine appenninico tra Umbria e Marche) per centinaia di volte, da accanito xcista come da lento cercatore di viottoli, e non c’è mai stata una volta in cui non sia rimasto stupito e ammaliato dalla bellezza e dalla superiorità di questa natura da brividi e dei pezzi di storia che vi si trovano incastonati. L’avidità è quella di chi ammucchia tesori, torrenti di talleri d’argento, dobloni di tramonti taglienti, cieli di diamante, campi di smeraldo.
La Guinza e Montedale, due grumi di sassi sorti molto prima di qualunque bici, li sfioro; il primo lo scorgo da lontano, il secondo non lo vedo neppure, la deviazione mi (ci) farebbe far tardi.
Condivido con Luca e Claudio quella semplice quanto preziosa perla che è Lamoli, residuo di Medio Evo costruito sulla roccia e sopra il fiume.
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Sotto le cime più alte, all’ombra di questi pendii grevi di faggi e querce, pedaliamo ansimando e chiacchierando. Ormai siamo in due, vero Luca? Claudio, in ricordo dei tempi in cui era un giovane “bitumaro” 😀 , prosegue sull’asfalto per Bocca Trabaria e ci lascia alle prese con la scalata ai Tre Termini.
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La prima parte del sentiero che sale lassù, nel nostro caso, comincia scendendo, serpeggiando in un tappeto di foglie rossastre e cespugli spinosi, fanghiglia calpestata dalle vacche ed erba bassa. Prosegue inerpicandosi ripido, largo ma fangoso e scivoloso, in un bosco che profuma di stagioni. La rampa finale è vertiginosa e la facciamo tutta a piedi. In cima facciamo conoscenza con quattro trialisti, in trasferta per una breve vacanza dalle nostre parti. Si accodano nella meravigliosa discesa che s’insinua nel bosco, scendendo verso Montecasale. Perdo la cogninzione del tempo e potrei anche passare il pomeriggio a fare su e giù e qua e là in questa fetta di bosco… Mentre aspettiamo i ragazzi in moto, a monte del P.ggio della Rocca, giusto al bivio del sentiero per Pischiano, faccio mille volte il giro del mondo con lo sguardo. Immaginarmi in un qualunque altro posto, al momento, mi pare del tutto impossibile.
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La discesa che segue mi sbriciola le mani e mi esalta lo spirito.
Via Giulia: il Pento (Luca) comincia a sentire la stanchezza e mi lascia, per ultimo, quando ritroviamo la via di Bocca Trabaria. Io scendo verso il fosso di Valdimonte e, quando lo incrocio, mi fermo ad ammirarlo. Torrenti di talleri d’argento, dicevo…
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La risalita verso la Metola si fa sentire e affiora un po’ di stanchezza. Per fortuna che ora c’è una bella discesa veloce…
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Ho sete…mi sa che dovrò far tappa al bar nella piazza di Lama… Scolo la mezza naturale pedalando sulla pedemontana, e riprendo lo sterrato subito prima di Badiali. Campi.
Per chiudere in bellezza, toccherò per la seconda volta Fraccano.
Salgo con calma l’ultimo km di salita, un po’ (molto) per stanchezza, un po’ per scattare qualche altra foto. Un po’ – devo dirlo – perchè vorrei che questa bella giornata di mtb non finisse mai.
Che poi, sarò sincero fino in fondo, qui non si tratta di MTB, di singlespeed, di forcelle o non forcelle… qui si tratta di girovagare: di Ovunquismo, se volete.
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Dentro di me, faccio il compendio di queste quasi sette ore mentre, sceso per la parallela del Longinello, pedalicchio sulla sterrata che porta a Fontecchio.
Roba da mettere nel forziere ne ho riportata anche oggi, 90 kilometri di orizzonti vari.
Suggerisco caldamente, nel mio piccolo, le sterrate che scendono verso le Marche e la splendida (e spesso impraticabile) salita verso il P.ggio dei Tre Termini – nonchè la discesa che segue in direzione Montecasale.
Suggerisco caldamente, sempre nel mio piccolo, di perdersi un po’ nei boschi, lasciare che una parte di voi vaghi libera. Sfruttando delle ormai celebri parole: “Stay hungry (di mondo), stay foolish (nel perdervi)”

Ovunquista

Una risposta a Un salto a Lamoli

  1. il Bracco scrive:

    Aggiungo che perdersi per poi ritrovarsi è un piacere…perdersi poi tra i boschi è ancor più un piacere. Vivere la natura, quella piccola porzione di kondo ancora quasi incontaminata è qualcosa che va al di là delle parole. Le mille sensazioni che si provano non sono descrivibili. Vanno semplicemente vissute. Grazie Paolo.

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