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Aria pulita parte II

Già, l’aria pulita. Arriva il periodo che io preferisco sia per la mtb che per il freddo…l’inverno. Cieli azzurri e aria fresca, pulita. Che entra nelle narici e ti fa sentire vivo.

Sono 2 settimane che non esco in bici. L’ultima uscita, solitaria, mi ha fatto sentire la “mancanza” di quelle belle passeggiate di 70 – 80 km immersi nel verde, con il solo pensiero di arrivare in cima a quella salita, o sulla cima del monte, per vedere semplicemente, cosa c’è di là. Per chi non va o non è mai andato in mtb, questo potrà sembrare eccessivo, diciamo pure che può sembrare fanatismo. Ma se solo una volta, ognuno di noi provasse a prendere una bici e immergersi nel verde, capirebbe che cosa è il senso di libertà e quanto è bello trovarsi in mezzo alla natura. Già la natura. Maltrattata e bistrattata. Ferita e uccisa. Calpestata e sottovalutata. Ma che andrebbe invece rispettata e amata, perchè ci offre panorami mozzafiato, colori superbi, profumi inebrianti e luoghi magici.

Quando sei immerso in mezzo a tutto ciò, il pensiero diventa un tutt’uno con quello che ti circonda, ed è una sensazione fantastica. E non c’è niente di scontato, perchè ogni passeggiata è un mondo a parte. La fatica per arrivare in cima, è sempre ampiamente ripagata da ciò che si apre ai tuoi occhi e spesso ci si dimentica addirittura di essere stanchi (salvo poi ricordarselo non appena si trova uno strappetto).

Grazie alla “bici”, negli ultimi mesi, anni, ho conosciuto ottime persone, buoni amici, e rafforzato l’amicizia con altre che già conoscevo da tempo. Si perchè questo bellissimo sport è anche aggregazione, amicizia e condivisione di una passione, forte, sana e profonda. E anche se vai piano in salita o sei un paracarro in discesa (come me), non è importante, perchè dietro ogni curva, o in cima ad ogni salita, c’è sempre chi ti aspetta, pronto a incitarti, incoraggiarti o anche a sfotterti, perchè no!

Insomma, l’aria pulita è tutto ciò. Un giro in bici con gli amici o anche da solo. 20-30-100km non ha importanza, ciò che conta è vivere e godersi ogni molecola di quella meravigliosa e fresca aria che ci entra nei polmoni e ravviva il nostro pensiero e il nostro spirito.

“Viaggiare è come sognare. La differenza è che non tutti, al mattino, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato” E.A.Poe

Bracco

Alla ricerca del rudere di Artaina…

Caro Paolo, devo dirtelo: che giro spettacolare che c’hai fatto fare domenica!

Già proprio così. Dalla traccia gps non capivo bene quali erano le tue reali intenzioni…poi mano a mano che andavamo avanti, tutto diventava chiaro: giro Ovunquistico, con la O maiuscola.

Ma andiamo per ordine. Io e Claudio partiamo da Riosecco alle 8.15 in punto, per non perdere nemmeno un minuto di questa girata in bici. Io ho ancora i gamberi che mi girano per il corpo…L’aria è molto umida, nebbiosa, ma non è per niente rigido. Arriviamo al palazzetto, in largo anticipo ovviamente, e poco dopo ci raggiunge il Maestro e il Mattia…in extremis vediamo comparire dalla nebbia il prode Camillo “flow” Baldacci. Partiamo alla volta di Fontecchio, dove imbocchiamo la strada che porta a Pozio.

Le locomotive

Le locomotive

Poserone

Poserone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da qui scendiamo verso la torre cilindrica sopra il Sasso per poi risalire verso Casale…qui ci aspetta il solito, inqualificabile, personaggio che ci urla contro, perchè siamo su una proprietà privata…io giocherello col suo cane senza nemmeno degnarlo, mentre Paolo e Claudio lo condiscono ben bene…alla fine, dopo urla e cazzate varie del tipo, passiamo e proseguiamo verso le macchie sopra Ranchitoschi e poi scendiamo verso Casella del Vescovo.

Alcuni scatti

Il Maestro

Il Maestro

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Mattia Bear Grills

 

 

 

 

 

 

Gruppo misto

Gruppo misto

Bitumaresimo

Bitumaresimo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo una breve pausa caffè / miele (immancabile nel mio zaino, vero Paolo) ci incamminiamo verso Prati, e per strada dobbiamo passare nel cortile di una fattoria, dove incontriamo due signori che ci chiedono, di dove siamo,dove andiamo e ci spiegano che anche se quella è la loro proprietà, non c’è motivo di chiuderla o chissà che, basta avere rispetto…come sono diverse a volte le persone…arrivati a Prati, incontriamo un simpaticissimo signore che ci offre un bel bicchiere di vino, che noi, ahimè, dobbiamo rifiutare (ma non si preoccupi caro signore, torneremo!)…anche perchè ora arriva il bello…proseguiamo verso Apecchio per una comoda strada sterrata, quando ad un tratto il Maestro ci dice: “la traccia è qui…dobbiamo arrivare a quei ruderi là”…e inizia il bello! La prima parte del sentiero è abbastanza pulita…poi la macchia si fa sempre più fitta…attraversiamo un fiume, poi torniamo indietro, poi scendiamo per una macchia fitta e buia (la strega di Blair Witch Project ci fa un baffo) poi dopo un’arrampicata con la bici in spalla tra spine, ginepri, falasco e chi più ne ha più ne metta, arriviamo al sentiero…

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Vietnam 2.0

Animalo de foresta

Animalo de foresta

 

 

 

 

 

 

Strane presenze

Strane presenze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

e da qui vediamo la meraviglia di Artaina…un tempo doveva essere proprio una bella chiesa, immersa nel verde. Ora restano solo pochi sassi delle pareti e un pezzo di campanile che sfida terremoti e intemperie. Dopo qualche minuto di relax, foto di rito e cazzate che stanno aumentando sempre più col passare dei km, ripartiamo e incontriamo il gruppetto di case di Vignolle. Da qui saliamo verso il sentiero Italia che ci riporta verso Bocca Serriola. Saliamo verso il passo del Fumo e scendiamo giù fino al bivio con la strada dei crinali (sentiero Italia).

Atroce dilemma: Marignolle e casa o Valmaggiore, deviazione del Maestro e casa? Ovviamente la seconda! Le gambe iniziano ad essere stanchine, i saliscendi non sono il mio forte…ma vale la pena proseguire! Così risaliamo verso Valmaggiore e arrivati al bivio che porta a Brignale, il Mattia e Camillo ci lasciano e tornano giù…io, Claudio e il Maestro proseguiamo…e ne vale la pena! bellissimo sentiero in mezzo al bosco, strappo ripidissimo e finalmente siamo a Brignale…da qui ora il ritorno è agevole. Ci rimmettiamo nella strada che scende da Marignolle e arriviamo in breve all’asfalto a Pieve delle Rose. Qui il simpatico Claudio, ovunquista vecchio, ma ciclista giovane e dal gran fisico, si diletta in una serie di scatti da bitumaro (la sua indole ogni tanto viene fuori) e per diversi km va avanti il siparietto di scatti, controscatti, inseguimenti…sarà che quando rimaniamo solo noi 3 va a finire sempre così? e meno male che stavolta non c’erano pozzanghere per bagnarsi!

Comunque, ancora una volta, le sensazioni che si provano sono indescrivibili. Andare in bici con il solo scopo di andare in bici è meraviglioso. Senza fretta, senza necessità di correre, ognuno col suo passo. ma tutti insieme in cima ad ogni salita. Già perchè aspettarsi e condividere insieme un paesaggio, un pensiero o anche una cazzata qualsiasi è molto molto meglio.

E questo è, se mi posso permettere, il vero spirito “ovunquista”.

Come sempre, grazie a tutti i compagni d’avventura (specialmente a Paolo che pensa, studia e produce questi giri meravigliosi, ed è sempre un piacere girare con lui)!

Alla prossima!

Bracco

Mi permetto soltanto, onorevolissimo BRacco, di giustapporre una foto per serbar memoria dello sperduto rudere…

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Ovunquismo di montagna…

Lo so, è passata più di una settimana dal rientro e per pigrizia, mi trovo solo ora a scrivere una specie di “resoconto” sul mio viaggio dolomitico. Diciamo che non è proprio un resoconto, anche perchè è impossibile elencare e scrivere tutte le mille sensazioni che si provano stando in posti così meravigliosi.

Andiamo per ordine quindi…

In un tranquillo sabato mattina di luglio, io e la mia compagna Daria decidiamo, dopo appena qualche istante di dubbi (subito fugati dalla magnificenza dei panorami dolomitici visti nei siti di hotel vari) che la meta della nostra vacanza sarebbe stata proprio lassù, nelle Dolomiti. Così, dopo aver scelto l’hotel, basandoci sulle sensazioni visive, niente di più, prenotiamo. Fine agosto…un periodo un pò strano per la montagna, soprattutto per il tempo ballerino. Così, un sabato mattina di fine agosto, dopoi aver caricato le bici e i bagagli, si parte! Tralascio le imprecazioni per le 4 ore impiegate (causa traffico) per arrivare a Bologna…dopo quasi 8 ore, arriviamo a Ortisei, di fronte all’hotel che subito ci cattura per la sua bellezza e per la pulizia, l’ordine e la simpatia e cortesia della proprietaria.

“C’abbiamo azzeccato in pieno!” è stato il nostro primo pensiero!

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Il tempo non è il massimo, ma il panorama e l’aria fresca e pulita ci rimettono in pace col mondo! Doccia e subito a cena…e che cena!

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Appena visti gli immensi prati, le cime aspre e rocciose, i boschi fitti e profumati, ho pensato: “questo è il paradiso dell’ovunquista”.

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Abbiamo aperto la vacanza con una serie di passeggiate (alcune sotto l’acqua) molto belle e suggestive: Plan de Gralba, Rifugio Comici, Città dei Sassi, Plan de Gralba; Vallunga; Rifugio Demetz, Città dei Sassi, Passo Sella.

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A parte qualche maledizione di Daria (e qualche visione mistica di stambecchi travestiti da cane :p) le passeggiate sono state molto belle e faticose. Quello che si prova è indescrivibile e i luoghi che fanno da sfondo, sono davvero meravigliosi.

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Il giovedì mattina, non resisto, prendo la mtb e mi incammino…senza una meta precisa (come si confà ad un buon ovunquista) semplicemente andando a memoria, cercando un sentiero abbastanza agevole da percorrere e seguendo le mille tabelle che segnalano con doviziosa perizia tutti e dico tutti, i sentieri esistenti, per arrivare sotto sua maestà il Sasso Lungo. Così dopo una lunga arrampicata di circa 14 km fino al passo Sella (quota 2200mt) e dopo la classica foto sotto il cartello, mi incammino verso la Città dei Sassi (che adoro).

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Il sentiero si staglia in mezzo a prati enormi e costoni rocciosi, tra vacche al pascolo e marmotte, tra quella che qualche centinaia di migliaia di anni fa era una frana colossale.

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Da qui dopo una breve salita e diversi strappi secchi, si arriva al rifugio Comici. Il sentiero è fantastico, pulito, bello, tra mille profumi col sole che fa capolino da dietro gli enormi costoni rocciosi. Di fronte c’è un cartellone che indica i vari punti di appoggio per chi volesse fare il Sellaronda Hero…più di 80km con 4500 mt di dislivello…roba da duri (matti)!!!

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Io mi accontento di imboccare il sentiero per la discesa (indicata come facile….) che mi avrebbe riportato verso Santa Cristina e poi Selva. L’avessi mai fatto!! appena superato il cartello, mi trovo di fronte una discesa con pendenza indefinita, sassosa, sconnessa, con decine di persone che salivano a piedi…in qualche modo vado giù e trovo il cartello che segnala il percorso per le bici…è, ovviamente, una pista da sci!! Mi getto (si fa per dire, io sono un paracarro in discesa) giù, coi freni sempre ben saldi tra le dita, il terreno che diventa sempre più scivoloso, una mandria di vacche che mi guardano con aria interrogativa…mi sembra di andare a 100km orari…e invece sento alle spalle un rumore metallico e dopo qualche secondo un gruppo di tedeschi mi supera a velocità doppia…io mi fermo, fingendo di fare foto, per non sfigurare troppo 🙂 Poi finalmente la discesa torna tecnica e le pendenze un pò si addolciscono e riesco a godermi il panorama e l’aria frizzante del mattino. Lasciata la pista da sci il sentiero torna a salire e dopo un pò arrrivo in mezzo ad un bosco talmente fitto, da non lasciare passare nemmeno un raggio di sole. Mi sento bene, le gambe vanno alla grande (per quel che posso ovviamente) e decido di salire ancora. La strada è bellissima, non sembra neanche un sentiero da quanto è pulito e ben curato. Il bosco si fa sempre meno fitto e ora il sole riesce a filtrare, creando un’atmosfera meravigliosa. La strada comincia a riscendere e dopo pochi km sono sopra Santa Cristina. Da qui il sentiero diventa una strada e mi riporta verso Selva. Sono felice come un bimbo a Natale, sto bene, e so che anche se ho fatto pochi km (30 per la precisione) per lo spirito è stato come averne fatti 100. Ricarico il mezzo in auto e riparto verso l’albergo.

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Sto talmente bene che con Daria decidiamo di fare una passeggiatina…20Km…Ortisei-Selva e ritorno per la vecchia ferrovia…al ritorno sauna, idromassaggio e qualche vasca in piscina…che vita!!!!!!

Il venerdì ultima passeggiata da Selva, Passo Gardena, Plan de Gralba, Selva…colo sole che ci fa da spalla e tanto appagamento. E’ stata un settimana intensa ma non ci siamo mai sentiti stanchi, forse perchè fare tante cose con una persona speciale al proprio fianco in questi luoghi meravigliosi, ti ricarica!

Il sabato ahimè si riparte…è durata poco, ma in questi sei giorni ci siamo rimessi in pace col mondo. La montagna è un luogo affascinante, bello, pericoloso, che va rispettato e vissuto. Quello che si prova, non è sempre facile da descrivere, ma certe sensazioni sono davvero uniche e mi fanno capire sempre più di quanto siamo nulla al cospetto della natura.

Anche questo è ovunquismo, perchè l’amore per la natura e il rispetto per ciò che ci offre possiamo, anzi dobbiamo esportarlo, ovunque e comunque.

Bracco

 

 

Alpe di Poti e crinali anessi, con una capatina a Montauto…

Eh si caro Paolo, quel discorso delle distanze che sembrano immense a vederle, e poi ti ritrovi in cima a quel monte che sembra così lontano, è sempre più vero. Allora ti ritrovi a partire, una domenica mattina rigorosamente alle 6.30, con in mente (e il tarlo te lo ha insinuato quel bikers singlespeeder rigido :)) di andare verso l’Alpe di Poti, per poi riscendere dal versante dietro Anghiari. La distanza è ragguardevole, 85Km, con un dislivello non troppo impegnativo, ma con l’incognita della temperatura, che i meteorologi danno per altissima, e per me che non sono certo un fuscello, il caldo è come uno zaino carico sulle spalle.

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Così partiamo precisi come un orologio svizzero, sicuri che, nonostante i vari inviti su facebook, nessuno si presenterà alla partenza…Via per il lungotevere fino a Selci, dove lasciamo la strada bianca per un trasferimento obbligato su asfalto, passando per Pistrino, Fighille, e poi dietro per Via del Mulino fino all’incrocio con la SS73 che scende dalla Val dei Gatti. Qui appena attraversata la strada ci buttiamo a capofitto nello sterrato che costeggia dei campi coltivati, ovviamente, a tabacco (e sorvoliamo sugli anatemi che abbiamo lanciato, visto che siamo stati costretti a vari slalom tra le pozze d’acqua lasciate da una notte di innaffiamenti) e che ci conduce fino alle Valcelle, dove riprendiamo di nuovo l’asfalto per arrivare al bivio per Barliano.

Dopo qualche centinaia di metri di salita abbastanza ripida, incontriamo di nuovo uno sterrato che ci porta sulla strada che conduce a Toppole. Salendo, si incontra sulla sinistra una vecchia strada che un tempo era asfaltata ma che ora, viste anche le pendenze abbondantemente ripide, è letteralmente massacrata. Questa sale in maniera piuttosto decisa fino ad arrivare al bivio dal quale si può, andando a sinistra, scendere verso Toppole, oppure andando a destra, arrivare all’Alpe di Poti. Così ci incamminiamo e la strada, nonostante siamo saliti già in alto, continua a salire, senza grandi pendenze, ma con strappi continui che si fanno sentire, e il fondo a tratti sabbioso, di certo non aiuta il grip. Finalmente, dopo l’ennesimo strappo, vediamo di fronte a noi le antenne dell’Alpe! Ci siamo!

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Il panorama che si gode da quassù è di quelli che ti rimettono in pace col mondo. Aria fresca, mille profumi di natura e la soddisfazione per essere arrivati in quella cima che si vede da lontano. Dopo le solite foto di rito, ripartiamo verso la parte più bella del percorso, i crinali. Subito la strada ci regala una sorpresa:

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Un simpatico “strappo” con pendenza indefinita e fondo piuttosto sconnesso. Così, dopo un vano tentativo di arrampicata, per evitare di ribaltarci all’indietro, decidiamo di accompagnare la bici a piedi.

Da qui in poi, la strada procede tra discese molto tecniche e impegnative e rilanci brevi ma intensi, fino a che non si esce dal bosco e si intravede il primo crinale:

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La vista e splendida e incontriamo 4 poiane che volteggiano sopra le nostre teste (saranno stati avvoltoi???)

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Dopo una lunga discesa incontriamo una collinetta glabra, con evidenti segni di un incendio che qualche tempo fa deve avere azzerato la vegetazione. C’è un sentiero che solca questa collina le cui pendenze sono quasi verticali…mamma mia che voglia di provarci! Ma purtroppo (o per fortuna) c’è un cancello ben chiuso a proteggere questa strada, per cui proseguiamo in mezzo ad un bel bosco, fresco e ombreggiato.

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Al bivio per riscendere ad Anghiari, andare a Toppole o proseguire verso il valico della Scheggia, incontriamo una nuova protettrice degli mtbisti: La Cinghialara. E qui bisogna scattare la foto di rito!

A questo punto ci incamminiamo verso l’ultima fatica di giornata, Montauto. Attraversiamo la Libbia proprio al valico della Scheggia e saliamo per la strada che costeggia il bar. Dopo pochi metri asfaltati la strada torna bianca e inizia a salire dolcemente. Anche qui il panorama e i profumi catturano la nostra attenzione e ci scappa lo foto.

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Il castello di Mantauto è privato, per cui la strada che porta in cima è semichiusa, così saliamo proprio alla destra del castello e ci immettiamo sulla strada che scende verso Tavernelle. Una bella discesa sterrata senza troppe difficoltà, ci porta alla Villa della Barbolana, una meraviglia che sembra fatta ieri ed invece è stata costruita nel 16esimo secolo (http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_La_Barbolana).

Da lì a poco siamo di nuovo nello sterrato che ci porterà a Fighille e poi a casa per il lungotevere.

Inutile dire che è stato meraviglioso e appagante, che la natura non finisce mai di stupirmi e che abbiamo così tanti posti fantastici intorno a noi, dico solo che pedalare fa bene alla salute, non solo quella fisica, ma anche e soprattutto quella mentale e spirituale.

Il grazie più grande va, come sempre, al Maestro Ovunquista, che ha pazienza in salita e in discesa e che mi fa conoscere sempre posti spettacolari!

Alla prossima!

Per la traccia: http://www.gpsies.com/map.do?fileId=nnkhzgjtxbqnakqp&referrer=trackList (gentilmente offerta dal suddetto Maestro Ovunquista)

Sulle tracce del Maestro…

Ormai è chiaro: per le partenze di mattina presto, non riusciamo proprio a beccarci, vero Paolo?! vuoi per le pecche di facebook, vuoi per il sonno che offusca la mente. Così sono partito, sapendo, a grandi linee, quali erano le tue intenzioni sperando magari di beccarci in qualche salita (vana speranza visto che in salita mi dai la paga sempre).

Sono salito su per il classico Longinello, poi Trogna e sentiero Italia. Qui, al primo bivio sono salito su a destra verso Montefalcone. Poi giù verso Osteria Nuova, non prima di essere salito verso la cima del monte. Riscendo giù verso l’asfalto e dopo circa 1km in direzione Pietragialla mi sono gettato sulla destra verso il Guiso.

La salita sale piuttosto ripida nel primo tratto e dopo qualche km di salita, ho iniziato a  sentire una strana musica venire da una vallata…prima pensavo fossero allucinazioni…poi mi compiano davanti 2 Rastoni…una fila interminabile di macchine parcheggiate…e un vero e proprio Rave Party!!! E mi sono detto: beh io sono scemo a partire alle 6 di mattina per andare in bici…ma questi sono messi molto peggio di me!!!!

Dopo qualche km di piano-falso piano mi è comparsa di fronte la splendida torre di Montalto e capisco che la fatica sta per terminare. Imbocco il meraviglioso single track della Segaia Grossa, e dopo qualche saliscendi in mezzo ad una bellissima e freschissima boscaglia, riscendo al sentiero Italia. Da qui arrivo a Bocca Seriola, mi rifocillo con una bibita fresca e mi incammino verso Fraccano, dove scendo in mezzo all’abitato per arrivare al fosso e risalgo su verso la strada dell’Acquedotto. Qui a differenza tua Maestro, non ho dubbi: scendo giù per la via lunga di Fontecchio e poi asfalto fino a casa. Totale 59Km di pura meraviglia e pace. Mi dispiace solo di non aver condiviso con te questa uscita di fresco e bei paesaggi. Ma ci rifaremo!!

Questo il percorso (manca la parte finale di Fraccano) http://www.endomondo.com/workouts/206848439/4284473

See you soon!

Qua e la’ per crinali…

Sabato scorso, grazie al Maestro Ovunquista Paolo, ci siamo sparati un bellissimo giro su e giù per i gustosi crinali delle nostre amate colline.

Partenza, manco a dirlo, dall’ormai punto di ritrovo del palazzetto di Cdc. Presenti:

Duccio, Duccino, Ovunquista, Bracco.

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Si parte di gran lena, diretti alla salita del Longinello (che mi taglia subito gambe e fiato).
Scolliniamo a Varesina e prendiamo su per la strada sterrata che costeggia l’asfalto, diretti a Fraccano.
Da Fraccano, saliamo su per la ripida sassaia che ci porta al Grillo. Arriaviamo al bivio per il passo del Fumo, e invece di girare a destra, svalichiamo e prendiamo il Sentiero Italia. Dopo qualche rampa, il Duccio e il Duccino, ci abbandonano perchè “gni se fa tardi”. Io e il Maestro proseguiamo imperterriti verso la nostra meta: Il Col della Faccenda (982Mt SLM). Ma prima di arrivarci…ci sono le temibili Graziella e Grazie al C…o, due salite stroncagambe e spirito!

Ma noi, non ci lasciamo scoraggiare e proseguiamo per la nostra strada.

IMG_3739Superate le due amiche salite, si apre davanti a noi un paesaggio meraviglioso, sembra quasi di essere nelle foreste canadesi…

Arrivati al bivio per Rogni, proseguiamo dritti fino all’abitato di Parnacciano.
Da qui inizia la seconda salita della giornata, la strada che porta alla Guinza.Dopo alcune rampe ripide, sulla sinistra incontriamo l’Agriturismo “La Casciara” e questo ci indica che a breve incontreremo il bivio per salire verso lo Sbocco delle Macinelle.

 

 

 

 

 

IMG_3736Saliamo su per la ripida parte iniziale della strada, dopodichè, inizia un lungo tratto di strada fangosa e impraticabile. Il Maestro trova un viottolo nel bosco e con grande stupore, ci troviamo di fronte a tanti cespuglietto di fragoline di bosco!

Dopo aver assaggiato queste delizie, ripartiamo tra cacche di mucca giganti e fango in quantità industriale. Dopo qualche minuto ci troviamo in mezzo ad un meraviglioso campo.

 

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Qui gustiamo un pò di doping (uva cilena) e ripartiamo, rifocillati nel corpo e nello spirito.

Superato questo “inferno” di terra, finalmente torniamo alla luce allo Sbocco delle Macinelle. Questo ci indica che la salita è quasi finita e infatti da lì a poco ci troviamo al Col della Faccenda.

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Foto di rito e giù a manetta verso Valdimonte sempre con un occhio rivolto al meraviglioso panorama che si gode da lassù.

Da qui a casa l’asfalto regna sovrano. 48Km, 1600mt di dislivello, panorami meravigliosi e natura pressochè incontaminata…un bellissimo giro da ripetere.

Grazie Maestro!

Per chi fosse interessato: http://www.endomondo.com/workouts/200498616/4284473

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