Omaggio dovuto

P.sso del Diavolo - BlueOne e la Luna

Un omaggio alla mia ferrosa compare di viaggio, al mio “steel horse”.
Si diceva oggi, Bracco, di quella cosa della distanza, di come un posto sembri lontano (lo sia) eppure risulti così raggiungibile… Andare in giro in sella a questa bici mi sembrava una specie di miraggio, una visione ondeggiante e vaga: come posso andare lì e fare così e salire di là e poi in compagnia non riuscirò e poi mi stufo e poi e poi…
Questo omaggio lo devo al mio (la mia? mio? come considerate la vostra bici, una lei o un lui?) BlueOne, la bici con cui ho riscoperto, limpidamente, il pedalare. In altri termini, ho raggiunto una meta che (mi) pareva impossibile.
Lo devo dire: non per snobismo, la singlespeed riporta al totale rapporto uomo-bici. Niente cambio significa adattarsi, plasmare il proprio corpo (la pedalata sì, ma anche l’impugnare il manubrio, lo spostarsi avanti e indietro del peso, i colpi di reni nei punti più ostici, la tensione spasmodica dei muscoli delle gambe…) e la guida stessa per superare le difficoltà del terreno.
In garage ho un telaio che aspetta di essere ri-montato con il solito 1×9… e lo farò – spero al più presto! Perchè qui non si tratta di essere puristi o estremisti o che altro, qui si parla di simbiosi totale, quella che si avverte solo in sella ad una singlespeed (lo dico per esperienza, credeteci).
Ho imparato di nuovo a pedalare.
E mi sono reso conto che il cambio è davvero una gran cosa (!) – ma non è indispensabile.
E mi sono convinto, al di là di ogni dubbio, che la bici è un mezzo semplice, il MEZZO SEMPLICE per eccellenza, e complicarlo non è una buona cosa (almeno non lo è sempre).
E se mi penso ora senza una singlespeed in garage…bè, faccio fatica ad immaginarlo…
…perfino la Luna, di lassù sembra buttare un occhio sul mio buon Ferro 5….

Ovunquista

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