salite da fare

Tiepido febbraio transappenninico

Stavolta, cominciamo con la traccia:
http://it.wikiloc.com/wikiloc/spatialArtifacts.do#

Un giro bello, ampio, saltando di là della cresta delle nostre piccole montagne, in una giornata di anomalo tepore.
Eravamo un bel gruppetto, molto eterogeneo: bici diverse, età ancor più differenti, trascorsi sportivi (e non) molto distanti. Come dico spesso: l’importante era andare.
E siamo andati. Per lunghe ore e per fitti chilometri, pedalando su declivi brulli e spinosi e dentro boschi fangosi, su sterrate serpeggianti, fino a raggiungere un momento che non esito a definire catartico: il tramonto infuocato di un bellissimo pomeriggio di febbraio.

Tramonto dalla Cima Le Fienaie
Di queste giornate amo ricordare il totale, senza soffermarmi troppo sui particolari. Adoro pensare, giunto a pochi metri da casa: che gran bel pomeriggio! Ogni cosa, per quanto magnifica – come sempre è il rivedere o scoprire per la prima volta i tanti scorci e angoli remoti della nostra terra, si diluisce e si perde nell’impressione complessiva, nell’emozione che viene dall’aver goduto di un’uscita in mtb che non è perfettibile.
Molti dei compagni di oggi li conoscevo, alcuni da tanto tempo, altri solo da poco, altri ancora erano facce nuove – o quasi. Oggi, cari miei, non avevate nome, a dire il vero. Non avevo bisogno dei vostri nomi, ma vi ringrazio per essere stati lì, con me, per costruire un ricordo di quelli che valgono.
Siamo andati, questo conta!

Ovunquista

Ed ora alcune foto….

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Monte della Fossa, il bosco delle fate

Anni fa – la fine del secolo scorso era là da venire – passai di qui in una delle solite uscite in solitaria, salendo dal fosso verso il Sentiero Italia. Era primavera inoltrata, il bosco stava esplodendo, il verde era invadente e pervasivo. La trovai una traccia proprio stupenda, un posto solitario e silenzioso.
Così stamattina, mentre lavoravo, ho deciso che sarei andato di nuovo là, dopo non so quanti anni dal quel giorno (forse più venti che quindici).
La parte più anarchica del mio kit neuronale elaborava, tra una scatola e una bottiglia, meditando su che giro fare, se prendere la singlespeed o il Generale a 9v, se evitare a tutti i costi il fango oppure no (no), quanto tempo avrei avuto a disposizione, cosa mettermi addosso…. Insomma, le solite cose.
Rientro fulmineo (ma non l’ho detto) a casa e trasformazione ancor più rapida.
Alle 13:20, in abbigliamento del tutto “xcistico” (Bisu12: avevo anche i copriscarpe!) e senza zainetto (!), partivo verso la mia meta.

Le Capanne

Le Capanne


Un bosco magico. Ero lì per questo! Ed è magico, davvero! Sarà stata la salita impegnativa e la conseguente carenza d’ossigeno alle parti alte ma fate e folletti, gnomi e forse anche i Puffi, tutte le creature che popolano i boschi della fantasia sembrano poter saltar fuori da un momento all’altro in luoghi del genere. La luce è soffusa, il profumo di terra umida e fogliame e muschio è denso come un vecchio vinsanto, ogni posto è buono per fare una foto, ogni respiro giusto per essere senza fine.
sentiero del M. della Fossa
Tanti gli alberi a terra, dopo il maltempo dei giorni scorsi, il sottobosco scivoloso, le pietre vaganti sotto le foglie, tutto concorre a rendere divertentissima questa traccia, immersa in un’atmosfera che ad ogni sosta mi resta di più attaccata alle ossa.
Dopo l’uscita in mtb “con la fantasia” di qualche giorno fa, oggi questa cosa era indispensabile!
Non mi pare di aver visto tracce di bici, mentre scendevo, e a ben pensarci, nessuno mi ha mai detto di aver percorso questa via in mtb. Vedo segni di moto, da trial più che altro, e vedo punti con gli immancabili fossi scavati dalle (prepotenti, fatemelo dire) moto da enduro ma di mtb ben poco. Immagino che la parte che scende a destra per passare dietro ai Ranchitoschi sia più frequentata, anche dai mezzi a motore, forse, visto che dal guado, per i venti metri che risalgono verso la strada di fondovalle, praticamente non c’è strada nè impronta…
il guado
Anzi, per una prossima uscita devo ricordarmi di provare il ramo di sinistra…
Arrivederci, bel bosco, e aspettami, tornerò molto presto!

p.s. la traccia è qua http://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=5754738

Aggiungo altre foto, scattate oggi, al secondo passaggio – stavolta in sella alla singolona…
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Un salto a Lamoli

La Guinza è un ciuffo di case di là dei miei monti, verso nord (forse anche nord-nord-est). Lustri di camion e ruspe: e la Talpa. C’è la celeberrima Galleria – quella “della Guinza”, appunto – che dovrebbe consentire di mettere in comunicazione un mare con l’altro. Che devo dire… Io non ho mai visto i sassi della Guinza e mi piacerebbe farlo in bici! La strada “principale” passa a qualche centinaio di metri dal paesino, sarebbe quindi sufficiente una piccola deviazione per fare una visita.
Pianifico il mio giro.
Andrò su per il Crinale, fino al Catenaccio, per poi bel tratto di fuoristrada vero che porta alla cima del M. Moricce; da qui ancora un po’ di salita (979m di quota) e poi giù fino alla Guinza, su una sterrata ampia e veloce che rotola giù tra colline davvero selvagge. Visita turistica alla Guinza. Poi risalirò fin quasi a Montedale (magari vado anche lì, si vedrà al momento), un nuovo scollinamento e giù fino a Lamoli. Stupenda! Da qui dovrò “bitumare” verso il valico di B.cca Trabaria, svoltando poi per il Lago del Sole e imboccando, subito dopo, la via che sale verso il P.sso delle Vacche e il P.ggio Tre Termini. Lì sarò a 1171m di quota, la Cima Coppi di oggi – restando nel gergo “ciclistico”. Discesa tosta verso Montecasale (da decidere se scenderò al monastero oppure no), traversata sulla Via Giulia e discesa verso il fosso di Valdimonte. Poi salita fino alla Metola e discesa fino a Ripole. Evitando il più possibile l’asfalto, Fraccano e rientro a casa.
Il primo di Novembre potrebbe essere il giorno giusto, tempo permettendo…
Lo è! Le previsioni sono ottime! Appuntamento al Burghy, come spesso capita, e partenza di gruppo.
Sì, ma…con che bici vado? Generale o BlueOne? …Ma sì, dai, pigliamo la singlespeed, 33×20 e via!
Il gruppetto che si raduna è piuttosto nutrito, credo una quindicina di persone. Bello! Decollo puntuale, ore otto e trenta. Si va su con calma, con molte soste e molte chiacchiere. Il tempo in effetti è piuttosto bello, c’è solo un po’ di vento che va facendosi più fastidioso manao a mano che ci si avvicina al Crinale. Dalla Cima dei Pargi (“La Croce”, per tutti i “castelani” della MTB…), si fa la breve ma sempre piacevole discesa che sbuca davanti a Fraccano.
…Ma cosa vado cercando, oggi, in questo soleggiato inizio di novembre? Cerco di mettere nel mio bagaglio un altro pezzetto di mondo, questo che è qui alla mia portata, questo che sta a tiro di bici. Non voglio mancare di rispetto a chi, Claudio e Luca in primis, mi ha accompaganto per buona parte del giro, ma ricordare il vero motivo per cui trascorro in bici queste lunghe ore.
Avidità – non so trovarle che questo nome. Una bramosia del tutto positiva, una voglia irrefrenabile di accaparrarsi vedute ampie e spesso selvagge, di aver qualcosa da raccontare durante una qualche cena tra “incalliti” o magari (giuro che ci penso molto spesso) ai nipotini, quando sarò io quello veramente vintage, certo non la bici in acciaio! Ogni strada che vedo mentre pedalo, ogni bosco, ogni balza di roccia è una possibilità, un punto di domanda. Desiderio borbottante, fremente ogni giorno, di scoprire dove – ma soprattutto come – va una “traccia”.
Nel giro di oggi – ora posso parlarne al passato, ho percorso solo vie già ampiamente battute, sentieri segnati, strade trafficate, eppure, anche oggi, mi sento come se avessi “scoperto”. Queste peregrinazioni lunghe e in parte anche solitarie, sono così, un distacco. E un distacco è sempre una scoperta. A volte quella di uno scorcio mai apprezzato prima, altre volte di un nuovo pezzettino di se stessi. Le strade, pensavo oggi mentre scendevo a tutta velocità (posizione “a uovo” sulla singlespeed, pedalare è impossibile a oltre 50 all’ora…) giù per la sterrata che va alla Guinza, sono esattamente come una canzone, o un intero disco che ti piace: ogni volta che lo ascolti, trovi un nuovo motivo per farlo, dei nuovi significati, delle nuove risposte (o domande), delle nuove emozioni. Avrò pedalato sul Crinale (qui da me, il Crinale con la C maiuscola è quello cosiddetto del Grillo, quello che segna il confine appenninico tra Umbria e Marche) per centinaia di volte, da accanito xcista come da lento cercatore di viottoli, e non c’è mai stata una volta in cui non sia rimasto stupito e ammaliato dalla bellezza e dalla superiorità di questa natura da brividi e dei pezzi di storia che vi si trovano incastonati. L’avidità è quella di chi ammucchia tesori, torrenti di talleri d’argento, dobloni di tramonti taglienti, cieli di diamante, campi di smeraldo.
La Guinza e Montedale, due grumi di sassi sorti molto prima di qualunque bici, li sfioro; il primo lo scorgo da lontano, il secondo non lo vedo neppure, la deviazione mi (ci) farebbe far tardi.
Condivido con Luca e Claudio quella semplice quanto preziosa perla che è Lamoli, residuo di Medio Evo costruito sulla roccia e sopra il fiume.
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Sotto le cime più alte, all’ombra di questi pendii grevi di faggi e querce, pedaliamo ansimando e chiacchierando. Ormai siamo in due, vero Luca? Claudio, in ricordo dei tempi in cui era un giovane “bitumaro” 😀 , prosegue sull’asfalto per Bocca Trabaria e ci lascia alle prese con la scalata ai Tre Termini.
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La prima parte del sentiero che sale lassù, nel nostro caso, comincia scendendo, serpeggiando in un tappeto di foglie rossastre e cespugli spinosi, fanghiglia calpestata dalle vacche ed erba bassa. Prosegue inerpicandosi ripido, largo ma fangoso e scivoloso, in un bosco che profuma di stagioni. La rampa finale è vertiginosa e la facciamo tutta a piedi. In cima facciamo conoscenza con quattro trialisti, in trasferta per una breve vacanza dalle nostre parti. Si accodano nella meravigliosa discesa che s’insinua nel bosco, scendendo verso Montecasale. Perdo la cogninzione del tempo e potrei anche passare il pomeriggio a fare su e giù e qua e là in questa fetta di bosco… Mentre aspettiamo i ragazzi in moto, a monte del P.ggio della Rocca, giusto al bivio del sentiero per Pischiano, faccio mille volte il giro del mondo con lo sguardo. Immaginarmi in un qualunque altro posto, al momento, mi pare del tutto impossibile.
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La discesa che segue mi sbriciola le mani e mi esalta lo spirito.
Via Giulia: il Pento (Luca) comincia a sentire la stanchezza e mi lascia, per ultimo, quando ritroviamo la via di Bocca Trabaria. Io scendo verso il fosso di Valdimonte e, quando lo incrocio, mi fermo ad ammirarlo. Torrenti di talleri d’argento, dicevo…
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La risalita verso la Metola si fa sentire e affiora un po’ di stanchezza. Per fortuna che ora c’è una bella discesa veloce…
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Ho sete…mi sa che dovrò far tappa al bar nella piazza di Lama… Scolo la mezza naturale pedalando sulla pedemontana, e riprendo lo sterrato subito prima di Badiali. Campi.
Per chiudere in bellezza, toccherò per la seconda volta Fraccano.
Salgo con calma l’ultimo km di salita, un po’ (molto) per stanchezza, un po’ per scattare qualche altra foto. Un po’ – devo dirlo – perchè vorrei che questa bella giornata di mtb non finisse mai.
Che poi, sarò sincero fino in fondo, qui non si tratta di MTB, di singlespeed, di forcelle o non forcelle… qui si tratta di girovagare: di Ovunquismo, se volete.
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Dentro di me, faccio il compendio di queste quasi sette ore mentre, sceso per la parallela del Longinello, pedalicchio sulla sterrata che porta a Fontecchio.
Roba da mettere nel forziere ne ho riportata anche oggi, 90 kilometri di orizzonti vari.
Suggerisco caldamente, nel mio piccolo, le sterrate che scendono verso le Marche e la splendida (e spesso impraticabile) salita verso il P.ggio dei Tre Termini – nonchè la discesa che segue in direzione Montecasale.
Suggerisco caldamente, sempre nel mio piccolo, di perdersi un po’ nei boschi, lasciare che una parte di voi vaghi libera. Sfruttando delle ormai celebri parole: “Stay hungry (di mondo), stay foolish (nel perdervi)”

Ovunquista

Sortite verso l’Alpe della Luna – parte seconda: la schiuma di Carnevale

Salita: bella e non troppo severa – come quella della volta scorsa…
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Ci siamo arrampicati con calma e ammirazione, estasiati, spesso avvolti dalle consuete nubi di martellanti tafani, sempre immersi in quello stupore che deve cogliere ogni volta il buon ovunuqista: colui che con la sua bici vaga qua e là, ora alla ricerca di strade o viottoli poco o per niente battuti, ora percorrendo strade note e frequentate, ma in ogni caso con un’insaziabile voglia di scoprire un nuovo pezzetto di sè, scavandolo fuori a suon di tacchetti.
Così ci ha accolti questa bella strada,
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e così ci ha accompagnati, fino allo Sbocco della Calla; poi via a sinistra, per un lungo quanto imperdibile saliscendi che scivola fino a Pra della Volpe in una specie di iperspazio, fatto di vedute boscose e selvagge e branchi di cinghiali.
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Peccato che, come sempre, ci sia qualche maniaco della leggerezza (al secolo: Il Caramba) che deve fare i conti con le proprie manìe… Così, la veloce gommetta light si apre in un punto inatteso e in modo irrecuperabile, costringendo la piccola truppa alla sosta. “ci butto la bomboletta prima di mettere la camera…”. Prova, Caramba, prova…
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Ci siamo scompisciati, eh, Pando? QUando poi ha sfoggiato la camera con valvola extra-corta (ma light) e la bomboletta da bitumaro, lì, è stata l’apoteosi!
…tant’è….
Pra della Volpe, in compenso, è un paradiso. Abbiamo voluto dargli un’occhiata,
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prima di provare a salire questo viottolo (o sentiero o strada o traccia o come vi piace chiamarlo), diretti a Pian delle Capanne.

....è uno spettacolo....

….è uno spettacolo….

Il viottolo per Pian delle Capanne...

Il viottolo per Pian delle Capanne…

...ma in discesa è MOLTO meglio!

…ma in discesa è MOLTO meglio!

Entrambi, col senno di poi, valgono le gocce di sudore che richiedono – e anche molte di più. Le foto non rendono l’idea di quanto sia bello salire per questo bosco, camminare tra questi sassi in un silenzio irreale, sbucando, giusto sotto Pian delle Capanne, in una radura ombrosa dominata da una quercia (mi pare) veramente splendida: impossibile trattenere la fotomanìa!

un posto adorabile

un posto adorabile

Manco a dirlo, scout a non finire.

tra Pian delle Capanne e la SPinella

tra Pian delle Capanne e la SPinella


Ci siamo alzati dalla panchina di Pian delle CApanne a malincuore, devo dire, dopo la sosta colazione: per fortuna che ad attenderci c’era un bellissimo lungo tratto di discesa… Val di Canale (o “Il Paese Fantasma”, come lo chiamo io) mi affascina, immancabilmente. Rimpiango solo l’obbiettivo della compatta sporco di ditate, accidenti! Tutte le volte devo spostare la tendina esterna con l’indice guantato e molto spesso lascio il segno sulla lente…
Val di Canale, il BlueOne in posa

Val di Canale, il BlueOne in posa


E da qui, ritrovando la via percorsa la volta scorsa, tutto si ripete, almeno come percorso, fino a dove la Via Giulia incontra la statale di Bocca Trabaria. Tutto, a parte il fatto che ogni volta che passa di quassù sono più felice di farlo….tutto, a parte il fatto che, dopo Vesina, mi sono avviato da solo perchè volevo tanto fare un certo giro…tutto, a parte l’essermi bagnato i piedi nelle acque fresche del torrente Vertola, che quassù è a due passi dalla sorgente…
Ringraziati i miei due amici per la bella compagnia, allungo un po’, superando le tre vecchie quanto belle strutture che segnano questo tratto della Via Giulia: Cà Concello, Cà del Borchio e l’Abbadiaccia.
Vento teso. Giù dal valico, come un fiume. Ho fatto una bella faticata per digerire i tre km e mezzo (più o meno) di bitume che mi separavano dal ritorno sulla via di crinale. Il vento soffiava forte anche qui, sulla cresta, ma almeno era laterale… Ho sbirciato giù verso l’Umbria dal Colle della Faccenda, posto frequentatissimo dal caro Bracco, prima di dedicarmi anima e cuore (e corpo, anche…) ai meravigliosi chilometri di crinale umbro/marchigiano. Butto lì giusto un paio di foto…
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…e sono sbucato fuori alla Caciara, sopra Parnacciano. Il programma prevedeva ora la salita che da le Moricce porta al Catenaccio ma ahimè, una telefonata galeotta mi costringe a rivedere il programma. Naso giù e via a tutta verso casa, via Lama, via asfalto.
Ho pensato ai miei compari, mentre filavo veloce sul bitume all’altezza del bivio per Cantone: saranno già a casa? E quella schiuma – che ancora mi imbratta le dita sotto i guanti, posso considerarla la panna montata sul bel dolce del giro di oggi? Eh sì, a modo suo è stata la giusta guarnitura…
Caramba, le gomme comprale giuste!!! 🙂

p.s.
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Uno sguardo alla collina di Montecarlo, teatro di tante gare in passato e salita iniziale per tante girate nei miei oltre due decenni di mtb….vecchiaccio che sono!

Ovunquista

Sortite verso L’alpe della Luna – Parte prima: Il Rally in versione ovunquistica (cioe’ piano)

Ricordi risalenti al 1993 e al 1997….
Due edizioni del Rally nella mia personale “carriera” (ahahahah!), corse senza velleità, solo per esserci. E ora, dopo tanto tempo – mi dico, non sarà il caso di fare un giro del Rally versione 2011? Perchè mi pare di aver capito che quella sia stata l’ultima edizione…
Insomma, organizzo.

SI fa per dire, ovviamente, perchè di organizzazione ce n’è ben poca, se non un paio di post sull’ormai onnipresente FB, una traccia da usare con navigatore o telefonino e tanta voglia, accumulata durante l’interminabile settimana lavorativa.
Partenza intelligente, roba da estate vacanziera, roba da autostrada intasata e bagaglio esagerato. Si parte alle 6:45 da Riosecco, diretti al rendezvous di Cerbara col Cecconi, l’ingegnere col vizietto delle rotonde. L’aria già si sta scaldando, quando in tre – Bracco, Pando e il sottoscritto, cominciamo a far rotolare i gommoni sull’asfalto della statale…
Il Cecco è puntualissimo: lo troviamo intento a registrare il freno anteriore – fa qualcosa di più di un preoccupante zin-zin, pare… Acquitrina ci aspetta!
Non avevo mai percorso questa salita, quasi leggendaria, e devo dire che è davvero stupenda!
Ma andiamo con ordine, raccontando un po’ questi primi, bellissimi 8 km di vero fuoristrada…
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La salita è davvero piacevole all’inizio, sale senza grosse pendenze e su una bella strada compatta, panoramica sull’Alta Valle del Tevere. Infatti abbiamo tempo e forza per fare le foto che si vedono qui sopra (più altre…) e di prenderci un po’ per i fondelli. Dopo un po’, forse un km, la faccenda si fa più ostica: ciottolato e sassi al posto di ghiaia sottile e la fatica aumenta. Aumenta anche la presenza di tafani (amiconi!) che spingono il previdente Pando ad estrarre dalle tasche una flaconcino di Autan per limitare i danni. Superato un tratto pianeggiante ed un cancello, eccoci immersi in una bella pineta ( evidentemente frequentata da simpatici bovini sgagazzatori)
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che, tra curve sinuose e leggeri saliscendi, ci porta in breve tempo dritti dritti in quel di Acquitrina. Ancora il Cecco è tranquilllo: non ce l’ha con me per la scelta dei percorsi e le salite e le discese e bla bla bla…pedala e se la gode, fiero del suo silenzioso freno anteriore…

Il Cecco in quel di Acquitrina

Il Cecco in quel di Acquitrina


Ma da qui, accipicchia, il discorso cambia decisamente…
La via è sempre più impegnativa, tra strappi secchi, brevi discese, sassaie e tanti rami caduti a terra. Ero già a bocca spalancata da un po’ – vuoi per la fatica vuoi per la bellezza del bosco, quando ecco che mi si para davanti questo spettacolo:
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Resto sempre basito di fronte a queste sorprese…parcheggio la bici e scatto qualche foto, finchè non sopraggiunge il Bracco il quale, manco a dirlo, sfodera il suo IFONE e mi immortala qui, nel cuore di questa meraviglia (non certo per autocelebrazione ma soltanto per memoria pubblico la foto)
io e il bosco magnifico

io e il bosco magnifico


Faccio fatica a lasciare questo angolo così ipnotico – e non solo perchè mi attende uno strappo micidiale e sassoso….
Nel frattempo sbuca il Cecco, trafelato, decisamente. Immagino che stia cominciando a dedicarmi qualche pensiero…. Ciao Cecco!!! Per farmi perdonare (?) ti dedico queste foto
l'Ing. Cecco viaggia spedito verso la Calla

l’Ing. Cecco viaggia spedito verso la Calla


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Superiamo altri due tratti piuttosto impegnativi prima di arrivare nella toilette dei cinghiali
toilette nel bosco

toilette nel bosco


e, successivamente, uscire nel tratto finale della salita, quello più facile. Facile sì, pedalabile, ma comunque immerso in una natura sempre affascinante.
Allo Sbocco della Calla dobbiamo decidere: si fa TUTTO il giro, compreso lo strappo micidiale che sale verso i Prati Alti, o si fila via, zitti zitti, direttamente verso la Spinella?
“Vado a vedere com’è! – dico io. Il Cecco trema. “Di qua, è fantastica!” Il Cecco si avvia, in coda, con uno stato d’animo tra lo sconforto e l’entusiasmo. Cosa stia tra l’entusiasmo e lo sconforto, non saprei dire.
Lo strappo è bello tosto (infatti non ci sono foto….) e conduce alla Cima Coppi del giorno, oltre quota 1000, tra i boschi silenziosi dei Prati Alti. Penso alla foresta di Sherwood di Robin Hood: incocco la freccia e….ed ecco arrivare il Pando; dopo un po’ si accosta il Bracco e infine il Cecco – che mi odia, lo so.
Discesa bella rotta, sassi tanti, canali anche, fino ad arrivare qui
giusto sotto M. Vicchi

giusto sotto M. Vicchi


Ancora un po’ di discesa ed eccoci sull’asfalto; ancora qualche centinaio di metri di salita facile e raggiungiamo la sterrata che scende verso Germagnano. Ma prima, come vuole il bon ton, è il caso di fare colazione. Svergognamo il Merendina (alias Cecco) a suon di frutta secca di proveninenza forse aliena, tiriamo giù qualche scemenza, centro la pinza del freno anteriore….
La strada ora prosegue bella e piacevole, tra faggi, castagni, querce, carpini, una Panda, un’Audi, due cani, quattro podisti… fino al bivio successivo, uno strappetto secco che non vale la pena di prendere di punta, visto che è sbarrato da una catena che si può soltanto aggirare. Una casa in fase di ristrutturazione (che gran bel posto! Quota 837) e ancora bosco splendido, prima in salita, poi in un godurioso single track in discesa, esaltante, che sbuca dove comincia la parte più impegnativa della salita verso la Spinella.
…tanti scout, un’altra Audi, ancora scout (zaini colossali)…
Appare sulla sinistra il Lago di Montedoglio e si apre davanti a noi uno dei belvedere più belli che si possano trovare dalle nostre parti. Ovviamente, la casa della Spinella è sommersa di gente…
Al bivio per la discesa su Prato, il Cecco pretende questa
il Cecco è stato qui

il Cecco è stato qui


Pare che un qualche suo amico non creda alle sue narrazioni epiche, alle epopee leggendarie che sciorina durante le cene alcoliche, quando ogni minimo gradino diventa uno strappo impensabile e discese infernali si diluiscono in tornantini cervellotici, tra pietre taglienti come coltelli e dirupi disseminati di piante carnbivore. Pare…
Vai Cecco, vai, vai che ora è tutta discesa!
Mini-serie: la genga – libere interpretazioni
"Ma dove diavolo s'è infilato il Cecco?!?!?!"

“Ma dove diavolo s’è infilato il Cecco?!?!?!”

Pando vs Genga

Pando vs Genga

Bracco appiedato dalla genga

Bracco appiedato dalla genga

Il Bracco tenta il tutto per tutto

Il Bracco tenta il tutto per tutto

Il Cecco rientra deluso: niente via "alternativa"

Il Cecco rientra deluso: niente via “alternativa”


…e poi ancora bosco, fino al guado…
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…e fino alla fontanella, dove tutti ci si abbevera con calma e dove il Cecco, ispirato dalla mela, realizza il Numero della Giornata, offrendosi agli sguardi nostri e dei pochi locali (bonus: qualche turista), sotto forma di Uomo-Porchetta, disteso sull’asfalto con in bocca il frutto proibito
Cecco RULEZ!!!

Cecco RULEZ!!!


Ahimè, troppo grande fu lo sforzo… Così immane che, dopo la breve salita verso Pischiano, devastato da crampi inarrestabili, il buon Federico da Cerbara – alias PorcketMan, rinuncia di al sentiero di Montecasale, girando il manubrio verso valle e defilandosi via asfalto alla volta di Cerbara. Grazie Cecco! meriti anche questa
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Noi proseguiamo, con un Bracco che comincia a faticare ma una via che è più bella ogni volta che la si fa. Il “sentierino” Montagna-Montecasale offre scorci strepitosi e un terreno divertentissimo
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il mondo da Vesina

il mondo da Vesina

Bracco-style

Bracco-style

l'uomo che riflette (ovvero: s'arposa)

l’uomo che riflette (ovvero: s’arposa)

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Da Vesina, ancora uno strappo bello “ignorante” e poi di nuovo viottolo, quello che in pratica ci porta alla Via Giulia. La fatica volge al termine, ormai, giusto qualche insellatura ci separa dalla cantoniera di B. Trabaria e alla discesa su Pitigliano. Prima di chiudere, uno sguardo indietro ai bei posti che abbiamo assaporato e un pensiero alla minuta esistenza umana, riassunta nella foto che segue:

Solo soletto, sperduto tra le genghe, ecco sbucare il cotto Bracco...che uomo!

Solo soletto, sperduto tra le genghe, ecco sbucare il cotto Bracco…che uomo!

Grazie a chi c’era, per l’ottima compagnia e per la condivisione di tanta meraviglia.
Alla prossima puntata (next sunday??)!!!

Ovunquista

Raduno a Sigillo, al cospetto di Monte Cucco

Non so come cominciare…così, però, mi pare doveroso:
WOW!!!!

Ma procediamo con ordine….
Pioverà? Qualche sito mette delle nubi e delle preoccupanti goccioline: ma dai! E’ luglio!
Sveglia alle 6:30, la bici è già accoccolata nel bagagliaio. Appuntamento alle 7:30 al distributore all’uscita della E45 per Gubbio, scopo colazione e prima session di scemenze varie. Parto a velocità di curvatura (v. foto sotto)

DSC03270In realtà vado come una lumaca, sono in netto anticipo…
Trovo il buon Giorgino già prima, al distributore dova vado a fare gasolio (lasciamo stare quanto costa…trattengo la voglia della tirata polemica anti-petrolio sennò divento palloso 🙂 ). Mi stacca in superstrada, lo raggiungo al bar.
Poi arrivano gli altri…strage di cornetti e via verso Sigillo (c’ho una voglia di arrivare che non sto nella pelle!).
Quanta gente! Parcheggio la Corolla e vado ad iscrivermi, saltellando come un bambino che è appena sceso nel piazzale delle giostre….Non crescerò mai? No, non lo farò: se succedesse, avvisatemi, dovrò curarmi…

DSC03272Sveglio il BlueOne, ci salto su (ruota dietro sgonfietta….speriamo duri fino alla fine gonfiandola a palla!), mi unisco al resto del gruppo (LoryRV, Giorgino, Eolo, Andrea, Francesco&Romina) e andiamo alla partenza.
C’è davvero tanta gente! Non solo una bella ciurma di colorati bikers ma anche tanto pubblico! Certo, qui non si tratta di calcio o cose del genere, ci si accontenta già di qualche decina di spettatori/accompagnatori (ma il paese pare ben disposto…)…ma io sono il bambino di prima – e sono felice.

LA PARTENZA!!!

Ci sono personalità di spicco che parlano, sindaco e simili, ma io sono troppo preso dall’ambiente; applaudo quando lo fanno tutti, per il resto penso a scattare foto e godermela quest’aria frizzante, ammirando tutte queste persone sorridenti in tempi in cui troppo spesso il sorriso non sa che strada prendere per arrivare ai denti.
E’ ora! Si parte!
Subito una stupenda strada sterrata, che scorre sinuosa lateralmente alla Flaminia, qualche decina di metri più in alto. All’altezza di Scirca, attraversiamo l’asfalto e, come un bel serpente esotico e colorato, strisciamo verso la pianura, sgusciando tra le pozzanghere seminate dalla pioggia della notte passata (le previsioni non erano poi così sbagliate…forse solo un po’ in ritardo….). Da qui iniziamo un meraviglioso sali-scendi tra le colline, dolci e verdi colline umbre, su strade sterrate, ghiaiate, scorrevoli tracce che accarezzano i campi e sfiorano vecchi e nuovi casali di campagna. Sono davvero innamorato della mia Umbria, in qualunque dei suoi angoli io ficchi il naso, non posso che meravigliarmi…
Approdiamo di nuovo sulla statale e qui, fermandoci un po’, facciamo sì che il gruppo, sgranato da qualche bonaria accelerazione, si ricompatti in vista dello spauracchio di giornata, la fatidica salita che da Purello s’arrampica su fino a Le Cese e poi oltre.

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La salita in questione è piuttosto impegnativa. Avevo chiesto, qualche giorno fa, attraverso l’onnipresente Feisbuc, se il 32-18 poteva essere troppo duro. Risposta: “Dipende dalla gamba che hai…” 😉 Ne ho due – mi sono detto! Vai di 32-18! Bè, non è facile così…. Strappa subito dura, la ragazza, strappa su asfalto e poi su un simpatico ciottolato, dove le ruote faticano ad avanzare e il monorapporto è una bestia da domare. Un paio di tornanati poi si respira un po’… Tornante a sinistra e strada forse anche più impegnativa. A conti fatti, saranno sui 4km, forse scarsi, e più di 400mt di dislivello che, sommati al terreno, fanno una bella faticata. Questa prima parte si chiude in un indescrivibile bosco, rado e pulito, solcato da un sentiero delizioso che porta al ristoro, allestito giusto sul tornante de Le Cese.

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Foto, crostata, due chiacchiere veloci e via, in compagnia di un amico che ho raggiunto poco prima del ristoro e che, ahimè, mi lascia presto, causa foratura. Mi dice che fa da solo, che è attrezzato: io vado e comincio a macinare asfalto, ingoiando immagini, vento, profumi e sensazioni da Monte Cucco – non saprei come altro dire.
Il sole picchia già. Per fortuna che c’è vento e la temperatura è abbastanza fresca. Bivio di Piano dei Porci. Vado a destra…non ne sono convinto ma nessuno mi dice niente… vado! Ecco…quando vedo che si comincia a scendere vedo anche fecce in senso contrario: ho sbagliato! Certo che quelli coi giubbini gialli… Vabbè… Ma immagino il giro e mi dico: secondo me li ritrovo al rifugio. Avevo subito davanti un terzetto di ragazzi coi caschi verdi e le moto: li aspetterò al rifugio. In altre parole, ho perso qualche cento metri di discesa nel bosco e fatto un po’ di salita in più… No problem, mi accodo alle moto e al trio, tiriamo via lo strappetto (inizialmente piuttosto ripido) che dal rifugio risale a Montarone e ci tuffiamo nella lunga discesa che riporta a Sigillo, solcando prima gli infiniti prati, tra piccole rocce divertenti curvette, e poi il sparendo nel bosco.
Io volevo fare altre foto ma… ma mi diverto troppo a badare la mia ferrosa rigidona giù per questi viottoli!
Costeggiamo il laghetto artificiale (e ripenso a quando, 21 anni fa, corsi qui la prima tappa del Grand Prix di dh….anche allora si faceva lo strappetto!!…che bei tempi…Grazie per questo ricordo, è un regalo impagabile) e, poco dopo, ci immergiamo nel tratto finale, bellissimo e divertente, così sinuoso e viscido all’ombra del bosco!
Mi sto divertendo da matti, tanto che già penso a quanta nostalgia avrò domani mattina… Non è così la vita? Vivere oggi preoccupandosi di domani. Non si dovrebbe, già, ma si fa, lo facciamo tutti…. Per ora, però, occhi aperti, il tratto finale è veloce e insidioso, tra ghiaia grossa e qualche canaletta.
Tante volte, negli anni, sono stato qui sulle pendici del Cucco; praticamente sempre a piedi, tranne quella volta che feci un lungo su strada: Castello-Gubbio-Sigillo-Pian dei Porci-Sigillo e ritorno…tosta la salita asfaltata! Questa montagna è sempre uno spettacolo meraviglioso!
Un giro per il paese ed eccoci all’arrivo!

DSC03300Bellissimo!
Che dire, se non che lo rifarei anche domani? Che lo rifarei poi anche martedi? sì, certo….
Mi piazzo all’arrivo, scambiando di tanto in tanto qualche chiacchiera (molte relative a quel pignone solitario che troneggia sulla posteriore della mia bici), in attesa di scattare le foto ai miei compari. Il risultato è qui sotto

 

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Ed ora, dopo tanto sudore, pozzanghere e sopratutto dopo tante cacche di vacca belle fresche (v. i bellissimi prati nella prima parte della discesa finale), è il momento di una doccia (anche qui, niente foto) e del pasta-party…

DSC03343Chiudo così, salutando e ringraziando tutti i ragazzi che hanno contribuito a dare questo bel taglio alla mia domenica, ogni sasso e filo d’erba che ho sfiorato (o schiacciato), ogni pianta, tutto quel cielo e quel vento e il piacevolissimo paese di Sigillo. E i miei compari di giornata, naturalmente!

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Arrivederci al 2014!

Ovunquista