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Pioggia primaverile

…ma la pioggia, in fondo, la si sfugge o la si cerca??
Nella maggior parte dei casi se ne scappa, si scrutano le colline e si annusa il vento cercando di non farsi prendere in pieno.
Poi, però, ci sono giorni in cui la si va a cercare, la pioggia. A volte lo si fa consapevolemente, altre volte, invece, è quasi un bisogno inconscio quello che non ci fa far nulla per evitarla: nè uno sguardo al cielo (se non per ammirarlo) nè una strada più rapida verso un qualunque riparo. Si va. Anzi, si va per prenderne di più abbondante…
Così, dopo una prima salita già sotto la pioggia, si punta una strada fangosa, scivolosa, dove gli schizzi possano arrivare da ogni lato e la mtb imbrattarsi all’inverosimile.
Missione compiuta.
Ma il cielo resta grigio, le nuvole ci ruotano sulla testa e quel viottolo che va giù nel bosco è troppo attraente…e magari, dopo, è anche più semplice andare verso casa….
Casa?!?
Le foglie sono intrise d’acqua, le ruote scivolano qua e là, rami caduti sulla traccia…e la pioggia ricomincia a cadere, copiosamente. Guanti inzuppati e scarpe fradice, occhiali sul casco e il fondello dei pantaloni come una spugna. Una foto bisognerà pur farla! Cercando di non bagnare il telefono, si scatta una foto al volo
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Non rende l’idea, accidenti….ma piove troppo forte per fermarsi qui!
Due grosse pozzanghere, dentro le quali ci si infila senza pietà, tanto, più bagnati di così non si può…
Al bivio non si può non farsi una domanda: su o giù? Piove ancora, non forte come prima ma piove.
…Su!
Il fango ormai è padrone di tutto, compagno instancabile; riveste i tubi della nostra bici, s’attacca inesorabile alle ruote, riempie lo spazio minimo tra dischi e pastiglie e imbratta catena e cambio (quando c’è).
Intanto spiove, si apre un bello squarcio di sereno che invita a strizzare i guanti e fare un’altra foto.
A dire il vero, c’è un po’ di nostalgia. C’è tanto fascino nella pioggia, tanta intimità tra una goccia e l’altra, c’è uno spazio grandissimo per pensare alle cose più strane. Quasi quasi, se ricominciasse…tanto ormai…. Questo è il giorno in cui la pioggia la si cerca, senza dubbio.

Anzi, si va in cerca d’un guado, un guado dove l’acqua salga in fretta e che quindi ci obblighi a bagnarci i piedi – già inzuppati.
E’ anche il giorno giusto per incontrare chi, pur uscito in mtb, ha invece fatto di tutto per sfgguirla, la pioggia, riuscendoci senza troppi problemi. Amici che hanno percorso sterrate battute per evitare di sporcarsi troppo e scrutato i quattro angoli del cielo per capire come stare lontani del temporale. Quando ti dicono che loro, partiti un’ora prima di te, non hanno preso una goccia, allora capisci che questo era proprio “quel” giorno: quello giusto per provare a diluirsi sotto la pioggia!
E cosi’ si prosegue, a caso, con l’unico obiettivo di non sottrarsi agli scrosci.
E si rientra a casa in condizioni penose, coi vicini che, vedendoti passare, ti guardano interrogativi – magari salutandoti con in faccia un sorriso di compassione, e la signora del piano di sopra i cui occhi tradiscono il terrore di vedere del fango sul pianerottolo appena pulito.
Ma oggi era così, cara signora, oggi la pioggia chiamava, non si poteva dirle di no….

Ovunquista

Seicentosessanta

Sì, diciamolo: oggi, dopo qualche mese – i mesi del profondo inverno, abbiamo finalmente ricominciato coi giri un po’ più lunghi…
Truppa di media grandezza (una decina di pedalatori) e spirito leggero, via verso le colline!
Protagonisti di giornata i due “avversari”, sempre bananomunitissimi, che si sono scornati anche oggi, più che altro a suon di sfottò: il Pando e il Cecco, due vecchie glorie che non vogliono saperne di sedersi sul divano piuttosto che sul sellino della MTB…! 😀
Dispiacere di giornata, invece, per il caro Bracco, il quale, vittima di una giornataccia di quelle tremende, ci ha lasciati troppo presto. Forza Bracco, è qui che si vede il vero incallito!!! 😉
Il giro è stato questo
http://www.gpsies.com/map.do?fileId=hutdjzpacxrajnsu
Tutti noi, già dalle previsioni del venerdì, si sperava in una domenica di primavera, di autentica primavera, invece ci s’è messo un vento di nord-est a darcele sonore! Che poi, come ogni ciclista ben sa, il vento è di N-E dominante ma gira che ti rigira, ce l’hai sempre in faccia! Che cosa buffa….e che fatica!
…Ma grazie, infinite, alle seguenti cose – in ordine sparso:
la bella volpe che abbiamo incontrato verso la Segaia Grossa: selvatica, schiva, con una coda esagerata;
il già citato vento, sempre teso, sempre freddo ma così meravigliosamente inebriante e liberatorio;
Parnacciano, un posto che adoro;
il crinale di Camagiuri, coi suoi scorci e le sue “genghe”, coi suoi strappi ignoranti;
le vallate verso le Marche, con le case disseminate sui pendii boscosi delle colline, quel senso di “lontano” che alleggerisce così tanto lo spirito (almeno il mio);
la mia BlueOne, tornata alla vita dopo un paio di mesi di letargo forzato;
il ritorno di El Mariachi, uno che nel gruppo fa sempre la sua parte;
la sorte: anche oggi i due maremmani che ci hanno inseguito e abbaiato contro, non ci hanno raggiunto… dico bene Cla?? 😀
Va bene, ed ora proviamo ad affacciarci verso la primavera, in attesa di belle e lunghe giornate, in attesa di ficcare il naso in quelche posto nuovo e bellissimo…..

Ovunquista

p.s. sul significato del “660” si accettano scommese, ovviamente!…ma non è così difficile, su….

“Porco Diesel!”

Marzo 1992, non erano ancora due anni che pedalavo la MTB: Leggevo “TuttoMTB”, numero nuovo puntuale ogni mese, avevo una coppia dei primi SPD e una Stumpjumper viola cangiante, con le scritte gialle (bellissima!).
Marzo 2014, vado per il quarto di secolo di MTB. Non leggo riviste, se non molto saltuariamente, ho una coppia di SPD XT e ancora bici d’acciaio in garage, due. Bellissime (per me)!
Alcune riviste dei primi anni 90 le ho conservate, gelosamente, una è quella da cui prendo spunto oggi.
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Sono trascorsi ventidue anni da allora e, come vedo, nulla è cambiato. Al di là di qualunque e qualsivoglia sonfinamento sui terreni della politica (o del poco che ne resta) – cosa da cui mi guardo sempre bene perchè foriera di acredine fuori luogo e frequenti idiozie da bar, colpisce la paludosità del nostro (italico) atteggiamento verso le due ruote. Forse la famigerata “crisi economica” ha dato un minimo di input per la maggior diffusione della bici come mezzo di trasporto, ma la gran parte del lavoro è ancora da fare e la strada non pare affatto decisa.
Come vedete, oggi non di mtb si tratta – almeno non solo: parlo di bici, di due ruote, di Graziella come di “figacciosissima” singlespeed “da aperitivo” in centro, di city bike con le borse come di specialissima ultralight.
Leggo di “governo mummia” e sorrido.
Leggo di inquinamento in città e alzo le sopracciglia.
Leggo di FIAT (l’americanissima FIAT…) e sospiro.
Quella di “Dio onnipatente”, poi, mi piace davvero….
E poi, scorrendo: “Esiste il partito degli automobilisti (ACI), perchè non far nascere finalmente quello dei ciclisti.”
Già, perchè? Capisco la necessità dell’unione che, come si dice spesso, fa la forza, ma mi pare anche ridicolo far passare ogni azione, ogni attività, per una qualche categorizzazione, per un partito, per un gruppo, per una squadra o cose simili.
Nessuno si espone come “io”: accettiamo il rischio (sempre minimo) solo di fronte ad un tranquillizzante “noi”, così da scaricare un po’ la “colpa”, nel più perfetto italian-style, anche su qualcun altro (meglio se molti).
Colpa di cosa? Colpa di pensare diversamente, colpa di vedere una differente strada, colpa di non far parte d’una categoria, in fondo. La stessa colpa che impone di entrare, in qualche modo, a far parte dei freeriders o degli XCracers, pena l’incapacità di vivere una propria identità. Invece, credo che sarebbe molto più produttivo esporre se stessi per le cose che crediamo importanti.
Scusate, sto divagando…
Ma voi, voi (pochi, ahimè ) che leggete queste righe, perdete qualche minuto del vostro tempo per riflettere su queste cose, specchiarvi sulle acque di questo stagno.
Sono passati vent’anni e siamo al punto di partenza. Viviamo in un territorio totalmente auto-dipendente e auto-referenziato: strade fatte solo per le auto, città fatte solo per le auto.
Ognuno di noi, se crede sia giusto, deve metter un po’ di se stesso in questa innocente e incruenta rivoluzione, senza fare appello ad associazioni, gruppi e roba simile.
Metterci la propria voglia: la goccia scava la roccia.
Lo dico senza alcun vanto: seppur lontano da dove vorrei arrivare, sono ovunquista per questo, perchè la mia bici può portarmi ovunque.
Grazie per aver sopportato queste righe….stasera girava così….

Ovunquista

Tiepido febbraio transappenninico

Stavolta, cominciamo con la traccia:
http://it.wikiloc.com/wikiloc/spatialArtifacts.do#

Un giro bello, ampio, saltando di là della cresta delle nostre piccole montagne, in una giornata di anomalo tepore.
Eravamo un bel gruppetto, molto eterogeneo: bici diverse, età ancor più differenti, trascorsi sportivi (e non) molto distanti. Come dico spesso: l’importante era andare.
E siamo andati. Per lunghe ore e per fitti chilometri, pedalando su declivi brulli e spinosi e dentro boschi fangosi, su sterrate serpeggianti, fino a raggiungere un momento che non esito a definire catartico: il tramonto infuocato di un bellissimo pomeriggio di febbraio.

Tramonto dalla Cima Le Fienaie
Di queste giornate amo ricordare il totale, senza soffermarmi troppo sui particolari. Adoro pensare, giunto a pochi metri da casa: che gran bel pomeriggio! Ogni cosa, per quanto magnifica – come sempre è il rivedere o scoprire per la prima volta i tanti scorci e angoli remoti della nostra terra, si diluisce e si perde nell’impressione complessiva, nell’emozione che viene dall’aver goduto di un’uscita in mtb che non è perfettibile.
Molti dei compagni di oggi li conoscevo, alcuni da tanto tempo, altri solo da poco, altri ancora erano facce nuove – o quasi. Oggi, cari miei, non avevate nome, a dire il vero. Non avevo bisogno dei vostri nomi, ma vi ringrazio per essere stati lì, con me, per costruire un ricordo di quelli che valgono.
Siamo andati, questo conta!

Ovunquista

Ed ora alcune foto….

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L’Inverno e il Generale

E’ inverno, cari miei, pieno inverno.
Nel week end pare che ci sarà vento, in particolare al sabato; e freddo.
Le dita delle mani e dei piedi mi faranno patire……
Sulle colline è caduta un po’ di neve, appena un’infarinata, niente di clamoroso, almeno a giudicare da qui.
La mtb è lì, bella pulita, lubrificata dove serve, gomme gonfiate al punto giusto (spero…); ogni capo d’abbigliamento invernale è lindo, pronto a fare il suo dovere.
Come sempre, cerco nel database, elettronico e neuronale, un giro nuovo – anche solo fatto nel senso meno usuale, o con l’aggiunta di un breve sentiero “nuovo” o un viottolo da provare. Sapete come finirà? Mi farò un tour su strade sterrate… Un bellissimo giro – voglio specificare – su strade sterrate e “facili”.
Della tecnicità, di questi tempi, m’importa poco. Non cerco passaggi impegnativi, discese al fulmicotone, dirupi ingombranti, cerco il fluire della pedalata, quello che si mescola con il girare delle ruote e i movimenti ritmici delle spalle e del bacino, l’ondeggiare ipnotico di due corpi all’unisono, come amplesso tra carne e ferro.
Se il vento farà il suo dovere, la mia compatta farà il suo dovere, immortalando i soliti (quanto desiderabili) cieli luminosi e le macchie maestose.
A dire il vero, come quasi sempre accade, quello che inseguo è la fusione, sciogliermi, ansimando, lungo i crinali.
Un omaggio al mio Generale, ora, la bici “vecchiotta” che mi sostiene nel mio vagare, adesso che l’amata singlespeed è in ospedale. La (lo?) porto ovunque (ovvio…) – e lei mi segue! Forse la spingo a fare cose che non le calzano a pennello, ma lei mi segue…

Il Generale

Il Generale

Che il weekend abbia inizio!

ECCOLAAAAA!!!! la rivista degli altotiberINCALLITI (e non solo)

Carissimi….
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Dopo lunga gestazione, dopo alcuni numeri usciti nella passata stagione in formato esclusivamente cartaceo, ecco a voi la versione digitale di “Vivi Altotevere in MTB”!!!
Seguite il link e sfogliate….
http://www.valtiberinainforma.it/valtiberina-riviste/vivi-altotevere-in-mtb/3-5|11012014
Umilmente, ma anche con grande passione, abbiamo fatto questo “nuovo” primo passo con la speranza di riuscire ad raggiungere gli occhi e le orecchie di tutti coloro che, qui nella nostra vallata – ma non solo, hanno questa grande passione per la MTB. Non importa che siate accaniti agonisti o pedalatori della domenica (con rispetto parlando, ovviamente), quello che conta è il sangue che vi scorre nelle vene: se porta tracce di terra (e genga….), allora seguiteci nell’avventura!

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…e viva la nostra splendida Alta Velle del Tevere!!!….è un grande tesoro, teniamocelo stretto….

Ovunquista

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