Percezioni – sulla via per Assisi

Non ci sono telai, cambi, materiali o gomme che tengano: una bici è una bici – se poi è una mtb, anche meglio! E un “viaggio” (perchè poi alla fine questo è stato) è un viaggio; si può intraprenderne uno per andare dall’altra parte del mondo o semplicemente per salire sulla collinetta dietro casa, non conta: il viaggio è il modo in cui si interpreta un qualunque “spostamento”.

Mentre pedalavamo, accarezzando colline verdi di fresca primavera, sfiorando case di campagna e vecchi ruderi smarriti, rimirando i monti che ci sorvegliavano a distanza,  buttando l’occhio da ogni parte per ingozzarci il cuore di tutte quelle bellezze, pensavo che una ruota, che vada veloce o lenta, ha bisogno sempre dello stesso numero di giri per andare da un posto ad un altro. Non so quanti giri abbiano fatto le nostre ruote: per quanti pollici potessero avere di diametro, però, erano ruote tutte uguali. Penso che sia stato davvero questo il cuore vivo della nostra giornata, questa costante identità tra noi, la rara esperienza di vedere dieci persone che sono come una. Ed è stato proprio il viaggio ad annullare le differenze, e ci ha non soltanto accomunati ma uniti, davanti a questa minima ma grandiosa avventura da weekend.

E Assisi? Ovvero, la meta? Per i miei gusti (perdonatemi!), c’è sempre troppa  gente. “Viaggiando si può realizzare che le differenze sono andate scomparendo: tutte le città tendono ad assomigliarsi l’una all’altra, i posti hanno mutato le loro forme e ordinamenti. Una polvere senza forma ha potuto invadere i continenti.” Ecco, non potrei mai dire che Assisi è somigliante a una qualche altra città; Assisi è un luogo comunque magico, un posto dove (mi capita in tutte le città che profumano di medioevo) non riesco a trattenere la fantasia, che, in completa autonomia, va a immaginare strade selciate, monaci, soldati a cavallo, piedi nudi, candele  e pergamene. Però la massificazione mi fa sempre paura; anche in questo caso, come per il viaggio, non è il turismo in sè ad essere ingombrante ma i suoi modi. Basta così, mi fermo da solo….

Non ho un riassunto da fare, stavolta. Intanto perchè ci ha già pensato il mio caro compare-di-blog, da par suo… e poi -dirò -perchè non saprei cosa riassumere! Non ho passato nemmeno un minuto , delle undici ore che è durata la nostra missione, a pensare ad altro che non fossero le mie percezioni. Farmi cullare dal vento, istruire dalle pietre, attraversare dal sole, inebriare dal cielo, sublimando lentamente. Lo dico con il massimo rispetto per i miei compagni: loro sono stati parte di un TUTTO. E questo TUTTO, in fondo, è finito solo quando mi sono addormentato; dopo un paio di bicchieri di birra a casa del Bracco, mi sono disteso sotto le lenzuola, riassaporando una giornata che vorrei davvero, un giorno, raccontare ai nipotini – se mai ne avrò.

 

Ovunquista

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