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Vivi Altotevere Bike – La Prima Volta

Intorno alle otto del mattino, immerso in una umida bruma, vedo spuntare all’orizzonte un arco blu.
Alcuni ragazzi stanno già facendo qua e là, in sella alle loro fuoriserie da gara. Transenne, auto con portabici, furgoni…il banchetto dei cronometristi, fermento alla zona iscrizioni, al bar volano caffè….
Arriviamo in quattro, con gli occhi e la peluria sulle braccia che sgocciolano, gli occhiali sul casco del tutto inutilizzabili e una voglia di divertirci che sprizza fuori dalle orecchie.
C’è tanta partecipazione! Bene, sono davvero contento…Soprattutto per tutti i ragazzi che si sono spesi, nelle ultime settimane in particolare, per organizzare questa che mi auguro sia la prima di tante edizioni nei prossimi anni.
Quante facce seriose, che si vedono…chi gareggia sul serio è concentrato… Noi, invece, abbiamo un callo così duro che non possiamo fare altro che dei siparietti, vero Bracco?
Sorvolo sulla battuta rivoltami da una signorina al banco delle iscrizioni e passo ad una foto che merita il giusto spazio, quella che ricorda l’ennesimo incontro/scontro tra i due eterni rivali, compari di fango e banane…ops!…ormai è andata…..
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Dopo alcune scemenze e i saggi consigli del Bracco, nelle vesti del suo alter-ego Davide “panino al latte” Cassani,
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facciamo un rapido riscaldamento (ahahahhahahah!) e ci infiliamo in griglia, nella parte finale, da dove possiamo apprezzare la bella partecipazione di bikers e esibirci in qualche stupidità che non fa mai male (fare certe cose nella “zona pole” sarebbe rischioso…..).
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Qui anche il Claudio si scatena, dando fondo alle possibilità della sua fotocamera (ribattezzata “Vibro” perchè ritenuta valida anche per usi alternativi) e mostrando a tutti che, seppur in tenera età, quando sostenuti dall’esperienza degli Incalliti più anziani, si può fare bella figura. La sua posa graziosa nella foto che segue. la dice lunga sulle qualità del nostro giovane virgulto
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Mentre il buon Giorgino scatta migliaia e migliaia di foto, i ranghi si infittiscono e l’atmosfera in prima linea diventa frizzante, rivolgiamo un pensiero al caro Bisu, assente giustificato, e a Mattia, quest’ultimo reo di non aver nemmeno partecipato a quello che sarà un lauto pasta-party con la banalissima scusa di essere “impegnato con la casa nuova”. Fedifrago!
Menzione meritatissima per l’illustre Massimiliano da Riosecco, per Strava “Anghenghe Anghenghe”, il quale sfodererà una bella prestazione all’indomani di una allegra maratona…..Grande Massi!!!
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Il Pando, dal canto suo, si schiera nelle file dei garisti puri, accanto alla sua donzella prediletta (ghiotto, lui!). Vede il Cecco già ora da lontano, ahimè, e la gara confermerà queste posizioni, strapazzando il poveretto con crampi taglienti.
Giro bellissimo! Ancora una volta rivolgo i miei (e i nostri) complimenti e ringraziamenti a chi ha fatto tanto per regalarci questo bel percorso (i già citati Cecco e Massimiliano ma anche tutti gli altri – e sono molti), molto vario, ben sistemato e anche impegnativo, ottimo terreno di scontro per chi si cimenta nella competizione pura e stupendo da pedalare senza troppo impegno (un po’ ce ne vuole comunque….) e col solo scopo di godere di tanta bellezza.
Dopo quasi tre ore dalla foto di Claudio, passo sotto l’arco blu del traguardo, sporco al punto giusto, stanco al punto giusto, felice al punto giusto. Ad aspettarmi trovo il mio trio preferito, mia moglie e i miei due diamanti, e mentre mio figlio si china a togliere via un “interessantissimo” fango rappreso dalla bici, realizzo la portata di queste giornate.
Sono OVUNQUISTICAMENTE felice.
….ma queste sono altre storie….
Un pasta-party ci attende, e noi non vogliamo certo tradirlo!
Prima di infilarci sotto al tendone (e aprirne un lato per evitare di morire soffocati…), un paio di scatti degni: I Tre del Pasta Party e Il Pacco Incallito:
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Personalmente, di quella semplice pasta un po’ piccantina ne avrei fatta fuori due o tre piatti…. Chissà perchè, i miei figli non la gradiscono troppo ed io devo sacrificarmi….
Il nobilissimo Roberto delle Fienaie, uomo ed incallito di qualità, offre birra a profusione (rendiamo omaggio al Sacro Lepre Mannaro, ovviamente), e infine, dopo POCHISSIMO insistere, anche il Pando cede al luppolo, concludendo degnamente una mattinata molto ma molto MTBistica…
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Come perla finale, dopo un vile e vano tentativo da parte sua di attaccarsi all’automobile, offro al giovane virgulto di estrazione bitumara, un rientro come merita, con un sano dietro-motore, perfetta rifinitura di un allenamento completo. Lo lascio sorridente, con le gambette che girano a mille e la lingua arrotolata attorno al manubrio, mentre in uno dei tanti cassetti della memoria ripongo questo ennesimo regalo di una mezza vita (abbondante) passata sopra ad una MTB.

Grazie a tutti!!…e lunga vita agli Incalliti…!!!

Primo giugno 2014

Direttamente dal mio profilo FB:

Non si compra e non si impara.
Non è un pregio e nemmeno un difetto.
Non ci sono stagioni nè terreni migliori.
Nè gomme nè telai o che altro…
Non si va forte e non si va piano – concetti piuttosto distanti e sfumati.
E non c’è niente di stupefacente o incomprensibile, se non il concretizzarsi di una spinta emotiva.
Io non la chiamo passione, gli dò il nome di amore e non mi sento ridicolo.
E ci sono giorni, come oggi, in cui questo moto dell’anima è pervasivo e prepotente.

Primo giugno 2014.

Giugno è un bel mese per i grandi giri, lunghi e impegnativi, alla scoperta di panorami mai visti o alla ricerca di nuovi punti di vista per luoghi raggiunti mille volte.

Scorci su M. Nerone, gli immancabili ruderi muti ma ricchi di parole…e il vento, rivale aggressivo e implacabile, oggi come tante altre volte.

Amore è quello che ho poratato a casa con me stasera, intorno alle sei, quando sono rientrato dopo molte ore di bici. Anzi, la conferma. La conferma dell’amore che dicevo sopra, quello che non è passione (almeno per me) ma qualcosa che va molto oltre. 24 anni di MTB non sono un caso… E nei periodi in cui non ne avevo una da pedalare, ne ho sempre sentito la mancanza.

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E poi capita che un gruppo di persone si trovi così bene insieme da andare facilmente oltre la bici, per esplorare bellissimi modi di stare in compagnia e condividere non solo dei colpi di pedale ma anche qualcosa di più, qualcosa di tiepidamente umano.

Torno a casa stanco, ammaccato e felice. E, onestamente, incapace di raccontare la giornata di oggi. Avrei materiale sufficiente – tra battute deliranti, luoghi magnifici, sensazioni vigorose, per riempire molte pagine, descrivendo e reccontando, ma non renderei giustizia alle ore vissute. Come quella foto che non scatti perchè sai già che non sarà nemmeno lontanamente paragonabile alla realtà….vero @Cla? Più o meno è così… Scrivo così, stasera, a caldo, consapevole che il ricordo di oggi è bello così, vissuto ma impossibile da raccontare, consapevole del meraviglioso e feroce “passare” di questo tempo così intenso.

E’ così che vivo certe giornate. E’ così che godo dell’andare in mtb. Mi arrendo all’inenarrabile, spesso, ma continuo a costruire quello che non posso che chiamare amore, non solo passione.

Alla prossima!!!

 

Ovunquista

Percezioni – sulla via per Assisi

Non ci sono telai, cambi, materiali o gomme che tengano: una bici è una bici – se poi è una mtb, anche meglio! E un “viaggio” (perchè poi alla fine questo è stato) è un viaggio; si può intraprenderne uno per andare dall’altra parte del mondo o semplicemente per salire sulla collinetta dietro casa, non conta: il viaggio è il modo in cui si interpreta un qualunque “spostamento”.

Mentre pedalavamo, accarezzando colline verdi di fresca primavera, sfiorando case di campagna e vecchi ruderi smarriti, rimirando i monti che ci sorvegliavano a distanza,  buttando l’occhio da ogni parte per ingozzarci il cuore di tutte quelle bellezze, pensavo che una ruota, che vada veloce o lenta, ha bisogno sempre dello stesso numero di giri per andare da un posto ad un altro. Non so quanti giri abbiano fatto le nostre ruote: per quanti pollici potessero avere di diametro, però, erano ruote tutte uguali. Penso che sia stato davvero questo il cuore vivo della nostra giornata, questa costante identità tra noi, la rara esperienza di vedere dieci persone che sono come una. Ed è stato proprio il viaggio ad annullare le differenze, e ci ha non soltanto accomunati ma uniti, davanti a questa minima ma grandiosa avventura da weekend.

E Assisi? Ovvero, la meta? Per i miei gusti (perdonatemi!), c’è sempre troppa  gente. “Viaggiando si può realizzare che le differenze sono andate scomparendo: tutte le città tendono ad assomigliarsi l’una all’altra, i posti hanno mutato le loro forme e ordinamenti. Una polvere senza forma ha potuto invadere i continenti.” Ecco, non potrei mai dire che Assisi è somigliante a una qualche altra città; Assisi è un luogo comunque magico, un posto dove (mi capita in tutte le città che profumano di medioevo) non riesco a trattenere la fantasia, che, in completa autonomia, va a immaginare strade selciate, monaci, soldati a cavallo, piedi nudi, candele  e pergamene. Però la massificazione mi fa sempre paura; anche in questo caso, come per il viaggio, non è il turismo in sè ad essere ingombrante ma i suoi modi. Basta così, mi fermo da solo….

Non ho un riassunto da fare, stavolta. Intanto perchè ci ha già pensato il mio caro compare-di-blog, da par suo… e poi -dirò -perchè non saprei cosa riassumere! Non ho passato nemmeno un minuto , delle undici ore che è durata la nostra missione, a pensare ad altro che non fossero le mie percezioni. Farmi cullare dal vento, istruire dalle pietre, attraversare dal sole, inebriare dal cielo, sublimando lentamente. Lo dico con il massimo rispetto per i miei compagni: loro sono stati parte di un TUTTO. E questo TUTTO, in fondo, è finito solo quando mi sono addormentato; dopo un paio di bicchieri di birra a casa del Bracco, mi sono disteso sotto le lenzuola, riassaporando una giornata che vorrei davvero, un giorno, raccontare ai nipotini – se mai ne avrò.

 

Ovunquista

Assisi…is the way! Una giornata indimenticabile.

Già…è proprio vero…Assisi is the way. La via per vivere una giornata indimenticabile. Tutto è nato quando il saggio Pando ha insinuato in noi il tarlo di questa impresa…Città di Castello – Assisi, seguendo il sentiero Francescano in mtb, ovviamente. Il Pando è un veterano di questo percorso, perchè sono ormai diversi anni che il 25 Aprile lo percorre. Così, dopo attente riflessioni (da parte mia, attentissime, visto la lunghezza del percorso e i 3200mt di dislivello da affrontare, con una condizione fisica da dimenticare) abbiamo dato le nostre adesioni, con l’entusiasmo a 1000 e con un pò di sano timore e trepidazione per questa bellissima avventura.

La sera precedente al giorno x, fissato, manco a dirlo, per il 25 Aprile, ho provato un mix di emozioni, che non provavo dall’ultima gran fondo percorsa nel lontano 2004. Mi sembrava davvero di essere tornato indietro, con quella leggera paura, mista ad una strana sensazione di “gambe vuote”, che fa tenere altissimo il livello di concentrazione, necessaria ed indispensabile per non esagerare ed arrivare sani e salvi al “traguardo”.

Così, dopo gli ultimi controlli alla bici, dopo aver preparato cibarie e abbigliamento adeguato, tutti a nanna…sveglia alle 6.00 in punto, per una sana colazione e per riempire lo zaino e dare un’ultima occhiata al percorso. La penultima salita, poco dopo Valfabbrica, sarà impegnativissima. Pendenze importantissime e poco spazio per rifiatare…arriveremo lì con 105 km sulle gambe e con circa 7,5 ore di pedalate alle spalle…paura! Appuntamento dal Pando per una lauta colazione offerta da lui…non vi dico…manco ad un rinfresco di un matrimonio ho mai visto tanta roba!!!! Panini, fagotti, ciaccia, piadine, bomboloni, cornetti, maritozzi, bignè…e chi più ne ha più ne metta!! Mi limito a mangiare un pezzo di sandwich con i carciofini e il tonno (adattissimo per le grandi distanze) e a bere un succo di frutta…Presenti all’appello:

il Maestro Paolo, il Saggio Pando, il Prediletto Claudio, il Prescelto Roberto, il pedalatore Lorenzo, il mitico Caramella, la Romina, l’altro Ugolini Luca, Marcello, Fabio.

Alle 7.45 partiamo…prima tappa di giornata, Pietralunga…percorriamo l’asfalto fino al Sasso, dove dopo poco, prendiamo lo sterrato che sale su fino a Pieve de Saddi. La salita è pedalabile, senza troppa pendenza e il fondo, fortunatamente è asciutto, quindi procediamo senza problemi, tra saliscendi tranquilli e paesaggi meravigliosi, fino all’antico borgo di Pieve de Saddi, dove, ovviamente ci fermiamo per una foto di gruppo…

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il clima è ottimale, un leggero fresco aiuta a non sudare troppo e l’aria frizzantina del mattino è veramente piacevole. Tengo un passo molto tranquillo, perchè non so quali sono le mie reali condizioni fisiche, per cui non voglio forzare e cerco di gestire al meglio lo sforzo…non sarà facile, ma viste le distanze, non posso fare altrimenti. Confido tutto nella pazienza dei compagni d’avventura…

Dopo una breve discesa arriviamo ai piedi di una bella salita mista asfalto / sterrato, nella quale incontriamo un mtbista veneto che sta seguendo il cammino di San Francesco. Per lui è la 5 ed ultima tappa…che grande! finalmente svalichiamo e vediamo di fronte a noi Pietralunga. Dopo una breve discesa, ci troviamo ai piedi dell’abitato. Qui ci fermiamo nella piazzetta del paese per rifocillarci un pò. Sono già circa 2 ore che pedaliamo e un piccolo spuntino aiuta a non perdere le forze. Dopo una sana sessione di cazzate di ogni genere, ci rimettiamo in sella. Ora ci aspetta la salita di San Benedetto che ci porterà verso la valle del Carpina in direzione Gubbio. La salita parte abbastanza ripida, il fondo è sconnesso nel primo tratto, ma successivamente la salita migliora e le pendenze, seppur importanti, permettono di tenere un passo regolare e di godere del meraviglioso panorama e della natura rigogliosa e silenziosa. Finalmente la salita lascia spazio ai soliti saliscendi e ad una bella discesa fino al paesino di Loreto. Siamo ormai a pochi km da Gubbio. Ora ci aspetta un pò di pianura per sciogliere le gambe…in men che non si dica, siamo nella Piazza dei 40 Martiri, ai piedi della città. Ci sediamo nel parchetto, vicino alle nostre fidate bici e pranziamo…inutile dire che sono già con il morale alle stelle. Abbiamo percorso già 60 km in poco più di 4 ore. Restano 50 km e le salite più dure…ma poco importa, la meta ormai e vicina e incredibilmente sto bene. Il passo lento che ho tenuto è stato quello giusto…e l’enorme pazienza dei compagni d’avventura è stata sempre di grande incoraggiamento. Dopo un numero impressionante di cazzate, di aneddoti e di prese in giro varie, ci avviamo verso la prossima tappa…il Castello di Biscina…un pò di pianura fino a Ponte d’Assi, poi svoltiamo verso la salita che ci porterà fino alla valle del Chiascio. La strada è asfaltata (per modo di dire….) e le pendenze sono a tratti abbastanza importanti, ma ognuno col suo passo, possiamo godere del meraviglioso panorama. All’orizzonte il cielo è nero…ma forse riusciamo ad evitare la pioggia…E’ incredibile la varietà di paesaggi che stiamo incontrando lungo il percorso, la natura è così diversa, così varia, che spesso penso a quanto siamo piccoli e insignificanti di fronte alla vastità di certi ambienti. Profumi diversi, colori diversi, panorami mai visti…questo è appagante quasi mistico. Ora comprendo appieno il perchè San Francesco, amasse percorrere queste strade…e immagino come potevano presentarsi ai suoi occhi 800 anni fa…boschi incontaminati, strade sterrate e silenzio assoluto. La vera Pace!

Davanti a noi, in cima ad un “cucuzzolo” c’è il Castello di Biscina. Bello e imponente, domina la valle. Ci immergiamo nel bosco, e dopo un guado, la strada sale vertiginosamente…dobbiamo proseguire a piedi, il fondo è troppo sconnesso per poter provare a pedalare. Dopo una lunga scarpinata, finalmente la strada riprende pedalabile. Il castello è sopra di noi. Ci fermiamo per un breve spuntino…una banana, una manciata di frutta secca  via, in sella. Alla nostra sinistra si apre una visuale magnifica sul lago di Valfabbrica, un invaso artificiale. I colori sono magnifici e i profumi dell’aria inebrianti. Comincia a tuonare…temiamo il peggio, ma evidentemente oggi non è destino che la pioggia ci bagni…Ripartiamo, perchè a circa un’ora ci sarà Valfabbrica, l’ultima tappa prima di Assisi. Rapida discesa fino all’asfalto…qui il Pando ci dice caldamente che ora, da lì a Valfabbrica, ci sarà solo pianura…non finisce di dirlo che dobbiamo girare ad un bivio, e dietro la curva appare un cartello con una scritta tremenda…20%…alla faccia della pianura…ci beviamo questo strappo, poi un altro…poi un altro ancora, finchè non entriamo nel bosco…qui una serie di saliscendi (più sali che scendi) ci porta fino ad al bivio per Valfabbrica.

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Foto di rito sotto la croce che incontriamo, e via verso l’ultima tappa. Finalmente la strada diventa pianeggiante. Ora ci godiamo un pò di relax per le gambe, poi ultimo strappo e siamo a Valfabbrica. Sosta Bar…caffè e coca cola…poi via verso la salita più difficile della giornata!!! 3 km con pendenze devastanti…ai piedi della salita il Pando mi avverte: “VAI PIANO NICO…” come se ce ne fosse bisogno! Salgo pensando che ormai è fatta, Assisi è dietro la collina, una pedalata dietro l’altra abbiamo superato anche questa salita e siamo arrivati, quasi arrivati, alla meta. Mai avrei pensato di riuscire ad arrivare fino a qui, ma anche grazie alla pazienza dei compagni d’avventura e ai loro incoraggiamenti, ci siamo!! La salita devo farla tutta con rapporti molto corti, 22 – 30 al massimo perchè le pendenze non lasciano respiro e le gambe sono ore che girano! In cima alla salita ci sono tutti che mi incoraggiano tipo GPM…sono felicissimo e sono veramente soddisfatto, appagato. Ora la strada è tutta in discesa. In pochi minuti arriviamo sotto lo strappo che ci porterà alla Basilica di San Francesco. Ultimi colpi di pedale per superare i 900mt al 20% che ci portano alla porta superiore di Assisi…scendiamo fino davanti la Basilica…foto di rito e felicità a 1000000.

115 km, 3200 mt di dislivello. il percorso: http://www.strava.com/activities/135792522

Questa giornata, questa “impresa” resterà impressa per sempre nella mia memoria. Magari per qualcuno non è niente di straordinario, ma per chi, come me, come noi, ama la mtb, la natura e pedalare, questa è stata un’avventura stupenda. L’ambiente sublime, la compagnia eccezionale e la voglia di sfidare se stessi, hanno reso il tutto ancora più gustoso. I compagni di viaggio, sono stati una parte fondamentale di questa giornata, perchè avere accanto ottime persone, divertenti e che condividono le tue stesse passioni è il valore aggiunto di ogni viaggio.

Concludo ringraziando il caro e mitico Pando che ci ha sapientemente coinvolti e guidati, Paolo e Claudio, amici carissimi, per aver creduto in me e per avermi incitato e incoraggiato nei giorni precedenti il giro, Luca e Romina per averci offerto un prezioso passaggio per le bici col suo furgone, Roberto per aver condiviso un tratto di persorso con me, il Caramella per averci deliziati della sua compagnia seppur per poco, Fabio, Marcello e Lorenzo, per la preziosa e divertente compagnia. E un grazie a tutti per avere condiviso questa giornata di amicizia, mtb e vita!

Alla prossima!

Bracco

Quel bivio che mi attirava da tempo…..

Luce, luce e luce.
Un po’ di vento, leggero, non quello tagliente dei giorni scorsi: vento che sta girando, vento che domani porterà pioggia.
Non ci sono storie, oggi devo andare lassù!
Certo, non direttamente, dovrò fare un giro di avvicinamento, allungare la strada…dovrei non approfittare di un simile, suntuoso pomeriggio??
Vado su di là, a dare una sbirciatina a quella strada che non faccio da almeno 15 anni…Poi sbuco al Passo del Lepre e riscendo…e poi? Da dove risalgo? Canneto no, quel cane che ho visto l’ultima volta non aveva un atteggiamento socievole nè dei denti invitanti. Bitumare su per il Perrubbio? No, no meglio di no, il Pando mi romperebbe l’anima a vita, poi…. S. Pietro? Ecco, lo sapevo, una qualche salitaccia dura ci finisce sempre. Soffrire: come farei senza? Ne parlavo uno di questi giorni del fatto che non mi sento “ciclista”; è così, non mi sento “ciclista”, ma la sofferenza, che è parte vitale dell’esperienza di chi pedala, quella sì, quella mi appartiene e, un po’ come certe giornate di pioggia, ammetto che non di rado la vado a cercare. Tiriamo innanzi…
Da lì aggiro – per così dire – la collina e m’infilo in quella strada, quella là, quella che vedo svanire nel bosco, quella che non so quante volte ho guardato, passando, ma che non ho mai trovato l’occasione di imboccare. Un po’ una metafora della vita, no?
E proprio come succede dopo alcune scelte, quello che scopro è un mondo meraviglioso. Una strada di terra, terra odorosa; e querce e faggi e frassini alti e radi, non una macchia fitta ed inestricabile ma un bosco di piante slanciate e sottobosco, e ovunque ciclamini e foglie secche. Intanto la via serpeggia qua e là, bellissima, scorrevole e godibile; si potrebbe farla pedalando a tutta oppure passeggiando, svuotando la mente dai pensieri o riflettendo su chissà cosa… Bè, io sto coi frati e zappo l’orto, spingo un po’ ma… mi fermo per le foto! E poi incontro la prima delle due mete della mia giornata di mtb, Poleto. Ovviamente, un rudere.

Adoro queste vecchie case, storia quotidiana. Il sole le brucia, la pioggia le disfa, il bosco se le riprende piano piano, in un processo che vede la nobile opera umana fondersi placidamente con la natura.
Proseguire! Proseguire alla volta di Pian di Cerreto…
Curve e strappi – ciclisticamente parlando, due piccoli rivoli dove le ruote si bagnano appena, e in cima ad una rampetta….

Pian di Cerreto! Questo nome mi frullava in testa da settimane. Esaminavo la carta, la strada, le curve di livello e immaginavo… Ora ce l’ho lì davanti, isolata, una porta che ha perso da tempo il suo senso di “ingresso”, un “dentro” che ha anch’esso abdicato al suo significato; quello che resta di uno spigolo, si atteggia a minuscola ma orgogliosa torre, ospitando un qualche vegetale e sfidando le cime delle piante.
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Ammiro. Giro e rigiro lì attorno, accarezzo i sassi con lo sguardo, come un regalo molto atteso, scatto qualche foto (non troppe, voglio conservare la meraviglia anche per le prossime cento visite…) e mi rimetto in mtb. Ultimo strappo e sono sul crinale, direzione Rapastello.
Rapastello, il solito paradiso.

Quassù il vento è ancora fastidioso….
Discesa sterrata…
Accidenti, ma questo bivio…..
… svolto a destra, piccolo strappo…
…ma questa è un’altra storia, storia di un altro rudere (eh sì), storia di un campo di margherite e rosa canina, di cavalli e caprioli…

Andateci piano con le uova di cioccolato, mi raccomando….

 

 

Ovunquista

Pioggia primaverile

…ma la pioggia, in fondo, la si sfugge o la si cerca??
Nella maggior parte dei casi se ne scappa, si scrutano le colline e si annusa il vento cercando di non farsi prendere in pieno.
Poi, però, ci sono giorni in cui la si va a cercare, la pioggia. A volte lo si fa consapevolemente, altre volte, invece, è quasi un bisogno inconscio quello che non ci fa far nulla per evitarla: nè uno sguardo al cielo (se non per ammirarlo) nè una strada più rapida verso un qualunque riparo. Si va. Anzi, si va per prenderne di più abbondante…
Così, dopo una prima salita già sotto la pioggia, si punta una strada fangosa, scivolosa, dove gli schizzi possano arrivare da ogni lato e la mtb imbrattarsi all’inverosimile.
Missione compiuta.
Ma il cielo resta grigio, le nuvole ci ruotano sulla testa e quel viottolo che va giù nel bosco è troppo attraente…e magari, dopo, è anche più semplice andare verso casa….
Casa?!?
Le foglie sono intrise d’acqua, le ruote scivolano qua e là, rami caduti sulla traccia…e la pioggia ricomincia a cadere, copiosamente. Guanti inzuppati e scarpe fradice, occhiali sul casco e il fondello dei pantaloni come una spugna. Una foto bisognerà pur farla! Cercando di non bagnare il telefono, si scatta una foto al volo
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Non rende l’idea, accidenti….ma piove troppo forte per fermarsi qui!
Due grosse pozzanghere, dentro le quali ci si infila senza pietà, tanto, più bagnati di così non si può…
Al bivio non si può non farsi una domanda: su o giù? Piove ancora, non forte come prima ma piove.
…Su!
Il fango ormai è padrone di tutto, compagno instancabile; riveste i tubi della nostra bici, s’attacca inesorabile alle ruote, riempie lo spazio minimo tra dischi e pastiglie e imbratta catena e cambio (quando c’è).
Intanto spiove, si apre un bello squarcio di sereno che invita a strizzare i guanti e fare un’altra foto.
A dire il vero, c’è un po’ di nostalgia. C’è tanto fascino nella pioggia, tanta intimità tra una goccia e l’altra, c’è uno spazio grandissimo per pensare alle cose più strane. Quasi quasi, se ricominciasse…tanto ormai…. Questo è il giorno in cui la pioggia la si cerca, senza dubbio.

Anzi, si va in cerca d’un guado, un guado dove l’acqua salga in fretta e che quindi ci obblighi a bagnarci i piedi – già inzuppati.
E’ anche il giorno giusto per incontrare chi, pur uscito in mtb, ha invece fatto di tutto per sfgguirla, la pioggia, riuscendoci senza troppi problemi. Amici che hanno percorso sterrate battute per evitare di sporcarsi troppo e scrutato i quattro angoli del cielo per capire come stare lontani del temporale. Quando ti dicono che loro, partiti un’ora prima di te, non hanno preso una goccia, allora capisci che questo era proprio “quel” giorno: quello giusto per provare a diluirsi sotto la pioggia!
E cosi’ si prosegue, a caso, con l’unico obiettivo di non sottrarsi agli scrosci.
E si rientra a casa in condizioni penose, coi vicini che, vedendoti passare, ti guardano interrogativi – magari salutandoti con in faccia un sorriso di compassione, e la signora del piano di sopra i cui occhi tradiscono il terrore di vedere del fango sul pianerottolo appena pulito.
Ma oggi era così, cara signora, oggi la pioggia chiamava, non si poteva dirle di no….

Ovunquista

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