Posti da vedere

Percezioni – sulla via per Assisi

Non ci sono telai, cambi, materiali o gomme che tengano: una bici è una bici – se poi è una mtb, anche meglio! E un “viaggio” (perchè poi alla fine questo è stato) è un viaggio; si può intraprenderne uno per andare dall’altra parte del mondo o semplicemente per salire sulla collinetta dietro casa, non conta: il viaggio è il modo in cui si interpreta un qualunque “spostamento”.

Mentre pedalavamo, accarezzando colline verdi di fresca primavera, sfiorando case di campagna e vecchi ruderi smarriti, rimirando i monti che ci sorvegliavano a distanza,  buttando l’occhio da ogni parte per ingozzarci il cuore di tutte quelle bellezze, pensavo che una ruota, che vada veloce o lenta, ha bisogno sempre dello stesso numero di giri per andare da un posto ad un altro. Non so quanti giri abbiano fatto le nostre ruote: per quanti pollici potessero avere di diametro, però, erano ruote tutte uguali. Penso che sia stato davvero questo il cuore vivo della nostra giornata, questa costante identità tra noi, la rara esperienza di vedere dieci persone che sono come una. Ed è stato proprio il viaggio ad annullare le differenze, e ci ha non soltanto accomunati ma uniti, davanti a questa minima ma grandiosa avventura da weekend.

E Assisi? Ovvero, la meta? Per i miei gusti (perdonatemi!), c’è sempre troppa  gente. “Viaggiando si può realizzare che le differenze sono andate scomparendo: tutte le città tendono ad assomigliarsi l’una all’altra, i posti hanno mutato le loro forme e ordinamenti. Una polvere senza forma ha potuto invadere i continenti.” Ecco, non potrei mai dire che Assisi è somigliante a una qualche altra città; Assisi è un luogo comunque magico, un posto dove (mi capita in tutte le città che profumano di medioevo) non riesco a trattenere la fantasia, che, in completa autonomia, va a immaginare strade selciate, monaci, soldati a cavallo, piedi nudi, candele  e pergamene. Però la massificazione mi fa sempre paura; anche in questo caso, come per il viaggio, non è il turismo in sè ad essere ingombrante ma i suoi modi. Basta così, mi fermo da solo….

Non ho un riassunto da fare, stavolta. Intanto perchè ci ha già pensato il mio caro compare-di-blog, da par suo… e poi -dirò -perchè non saprei cosa riassumere! Non ho passato nemmeno un minuto , delle undici ore che è durata la nostra missione, a pensare ad altro che non fossero le mie percezioni. Farmi cullare dal vento, istruire dalle pietre, attraversare dal sole, inebriare dal cielo, sublimando lentamente. Lo dico con il massimo rispetto per i miei compagni: loro sono stati parte di un TUTTO. E questo TUTTO, in fondo, è finito solo quando mi sono addormentato; dopo un paio di bicchieri di birra a casa del Bracco, mi sono disteso sotto le lenzuola, riassaporando una giornata che vorrei davvero, un giorno, raccontare ai nipotini – se mai ne avrò.

 

Ovunquista

Tiepido febbraio transappenninico

Stavolta, cominciamo con la traccia:
http://it.wikiloc.com/wikiloc/spatialArtifacts.do#

Un giro bello, ampio, saltando di là della cresta delle nostre piccole montagne, in una giornata di anomalo tepore.
Eravamo un bel gruppetto, molto eterogeneo: bici diverse, età ancor più differenti, trascorsi sportivi (e non) molto distanti. Come dico spesso: l’importante era andare.
E siamo andati. Per lunghe ore e per fitti chilometri, pedalando su declivi brulli e spinosi e dentro boschi fangosi, su sterrate serpeggianti, fino a raggiungere un momento che non esito a definire catartico: il tramonto infuocato di un bellissimo pomeriggio di febbraio.

Tramonto dalla Cima Le Fienaie
Di queste giornate amo ricordare il totale, senza soffermarmi troppo sui particolari. Adoro pensare, giunto a pochi metri da casa: che gran bel pomeriggio! Ogni cosa, per quanto magnifica – come sempre è il rivedere o scoprire per la prima volta i tanti scorci e angoli remoti della nostra terra, si diluisce e si perde nell’impressione complessiva, nell’emozione che viene dall’aver goduto di un’uscita in mtb che non è perfettibile.
Molti dei compagni di oggi li conoscevo, alcuni da tanto tempo, altri solo da poco, altri ancora erano facce nuove – o quasi. Oggi, cari miei, non avevate nome, a dire il vero. Non avevo bisogno dei vostri nomi, ma vi ringrazio per essere stati lì, con me, per costruire un ricordo di quelli che valgono.
Siamo andati, questo conta!

Ovunquista

Ed ora alcune foto….

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Monte della Fossa, il bosco delle fate

Anni fa – la fine del secolo scorso era là da venire – passai di qui in una delle solite uscite in solitaria, salendo dal fosso verso il Sentiero Italia. Era primavera inoltrata, il bosco stava esplodendo, il verde era invadente e pervasivo. La trovai una traccia proprio stupenda, un posto solitario e silenzioso.
Così stamattina, mentre lavoravo, ho deciso che sarei andato di nuovo là, dopo non so quanti anni dal quel giorno (forse più venti che quindici).
La parte più anarchica del mio kit neuronale elaborava, tra una scatola e una bottiglia, meditando su che giro fare, se prendere la singlespeed o il Generale a 9v, se evitare a tutti i costi il fango oppure no (no), quanto tempo avrei avuto a disposizione, cosa mettermi addosso…. Insomma, le solite cose.
Rientro fulmineo (ma non l’ho detto) a casa e trasformazione ancor più rapida.
Alle 13:20, in abbigliamento del tutto “xcistico” (Bisu12: avevo anche i copriscarpe!) e senza zainetto (!), partivo verso la mia meta.

Le Capanne

Le Capanne


Un bosco magico. Ero lì per questo! Ed è magico, davvero! Sarà stata la salita impegnativa e la conseguente carenza d’ossigeno alle parti alte ma fate e folletti, gnomi e forse anche i Puffi, tutte le creature che popolano i boschi della fantasia sembrano poter saltar fuori da un momento all’altro in luoghi del genere. La luce è soffusa, il profumo di terra umida e fogliame e muschio è denso come un vecchio vinsanto, ogni posto è buono per fare una foto, ogni respiro giusto per essere senza fine.
sentiero del M. della Fossa
Tanti gli alberi a terra, dopo il maltempo dei giorni scorsi, il sottobosco scivoloso, le pietre vaganti sotto le foglie, tutto concorre a rendere divertentissima questa traccia, immersa in un’atmosfera che ad ogni sosta mi resta di più attaccata alle ossa.
Dopo l’uscita in mtb “con la fantasia” di qualche giorno fa, oggi questa cosa era indispensabile!
Non mi pare di aver visto tracce di bici, mentre scendevo, e a ben pensarci, nessuno mi ha mai detto di aver percorso questa via in mtb. Vedo segni di moto, da trial più che altro, e vedo punti con gli immancabili fossi scavati dalle (prepotenti, fatemelo dire) moto da enduro ma di mtb ben poco. Immagino che la parte che scende a destra per passare dietro ai Ranchitoschi sia più frequentata, anche dai mezzi a motore, forse, visto che dal guado, per i venti metri che risalgono verso la strada di fondovalle, praticamente non c’è strada nè impronta…
il guado
Anzi, per una prossima uscita devo ricordarmi di provare il ramo di sinistra…
Arrivederci, bel bosco, e aspettami, tornerò molto presto!

p.s. la traccia è qua http://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=5754738

Aggiungo altre foto, scattate oggi, al secondo passaggio – stavolta in sella alla singolona…
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Un salto a Lamoli

La Guinza è un ciuffo di case di là dei miei monti, verso nord (forse anche nord-nord-est). Lustri di camion e ruspe: e la Talpa. C’è la celeberrima Galleria – quella “della Guinza”, appunto – che dovrebbe consentire di mettere in comunicazione un mare con l’altro. Che devo dire… Io non ho mai visto i sassi della Guinza e mi piacerebbe farlo in bici! La strada “principale” passa a qualche centinaio di metri dal paesino, sarebbe quindi sufficiente una piccola deviazione per fare una visita.
Pianifico il mio giro.
Andrò su per il Crinale, fino al Catenaccio, per poi bel tratto di fuoristrada vero che porta alla cima del M. Moricce; da qui ancora un po’ di salita (979m di quota) e poi giù fino alla Guinza, su una sterrata ampia e veloce che rotola giù tra colline davvero selvagge. Visita turistica alla Guinza. Poi risalirò fin quasi a Montedale (magari vado anche lì, si vedrà al momento), un nuovo scollinamento e giù fino a Lamoli. Stupenda! Da qui dovrò “bitumare” verso il valico di B.cca Trabaria, svoltando poi per il Lago del Sole e imboccando, subito dopo, la via che sale verso il P.sso delle Vacche e il P.ggio Tre Termini. Lì sarò a 1171m di quota, la Cima Coppi di oggi – restando nel gergo “ciclistico”. Discesa tosta verso Montecasale (da decidere se scenderò al monastero oppure no), traversata sulla Via Giulia e discesa verso il fosso di Valdimonte. Poi salita fino alla Metola e discesa fino a Ripole. Evitando il più possibile l’asfalto, Fraccano e rientro a casa.
Il primo di Novembre potrebbe essere il giorno giusto, tempo permettendo…
Lo è! Le previsioni sono ottime! Appuntamento al Burghy, come spesso capita, e partenza di gruppo.
Sì, ma…con che bici vado? Generale o BlueOne? …Ma sì, dai, pigliamo la singlespeed, 33×20 e via!
Il gruppetto che si raduna è piuttosto nutrito, credo una quindicina di persone. Bello! Decollo puntuale, ore otto e trenta. Si va su con calma, con molte soste e molte chiacchiere. Il tempo in effetti è piuttosto bello, c’è solo un po’ di vento che va facendosi più fastidioso manao a mano che ci si avvicina al Crinale. Dalla Cima dei Pargi (“La Croce”, per tutti i “castelani” della MTB…), si fa la breve ma sempre piacevole discesa che sbuca davanti a Fraccano.
…Ma cosa vado cercando, oggi, in questo soleggiato inizio di novembre? Cerco di mettere nel mio bagaglio un altro pezzetto di mondo, questo che è qui alla mia portata, questo che sta a tiro di bici. Non voglio mancare di rispetto a chi, Claudio e Luca in primis, mi ha accompaganto per buona parte del giro, ma ricordare il vero motivo per cui trascorro in bici queste lunghe ore.
Avidità – non so trovarle che questo nome. Una bramosia del tutto positiva, una voglia irrefrenabile di accaparrarsi vedute ampie e spesso selvagge, di aver qualcosa da raccontare durante una qualche cena tra “incalliti” o magari (giuro che ci penso molto spesso) ai nipotini, quando sarò io quello veramente vintage, certo non la bici in acciaio! Ogni strada che vedo mentre pedalo, ogni bosco, ogni balza di roccia è una possibilità, un punto di domanda. Desiderio borbottante, fremente ogni giorno, di scoprire dove – ma soprattutto come – va una “traccia”.
Nel giro di oggi – ora posso parlarne al passato, ho percorso solo vie già ampiamente battute, sentieri segnati, strade trafficate, eppure, anche oggi, mi sento come se avessi “scoperto”. Queste peregrinazioni lunghe e in parte anche solitarie, sono così, un distacco. E un distacco è sempre una scoperta. A volte quella di uno scorcio mai apprezzato prima, altre volte di un nuovo pezzettino di se stessi. Le strade, pensavo oggi mentre scendevo a tutta velocità (posizione “a uovo” sulla singlespeed, pedalare è impossibile a oltre 50 all’ora…) giù per la sterrata che va alla Guinza, sono esattamente come una canzone, o un intero disco che ti piace: ogni volta che lo ascolti, trovi un nuovo motivo per farlo, dei nuovi significati, delle nuove risposte (o domande), delle nuove emozioni. Avrò pedalato sul Crinale (qui da me, il Crinale con la C maiuscola è quello cosiddetto del Grillo, quello che segna il confine appenninico tra Umbria e Marche) per centinaia di volte, da accanito xcista come da lento cercatore di viottoli, e non c’è mai stata una volta in cui non sia rimasto stupito e ammaliato dalla bellezza e dalla superiorità di questa natura da brividi e dei pezzi di storia che vi si trovano incastonati. L’avidità è quella di chi ammucchia tesori, torrenti di talleri d’argento, dobloni di tramonti taglienti, cieli di diamante, campi di smeraldo.
La Guinza e Montedale, due grumi di sassi sorti molto prima di qualunque bici, li sfioro; il primo lo scorgo da lontano, il secondo non lo vedo neppure, la deviazione mi (ci) farebbe far tardi.
Condivido con Luca e Claudio quella semplice quanto preziosa perla che è Lamoli, residuo di Medio Evo costruito sulla roccia e sopra il fiume.
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Sotto le cime più alte, all’ombra di questi pendii grevi di faggi e querce, pedaliamo ansimando e chiacchierando. Ormai siamo in due, vero Luca? Claudio, in ricordo dei tempi in cui era un giovane “bitumaro” 😀 , prosegue sull’asfalto per Bocca Trabaria e ci lascia alle prese con la scalata ai Tre Termini.
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La prima parte del sentiero che sale lassù, nel nostro caso, comincia scendendo, serpeggiando in un tappeto di foglie rossastre e cespugli spinosi, fanghiglia calpestata dalle vacche ed erba bassa. Prosegue inerpicandosi ripido, largo ma fangoso e scivoloso, in un bosco che profuma di stagioni. La rampa finale è vertiginosa e la facciamo tutta a piedi. In cima facciamo conoscenza con quattro trialisti, in trasferta per una breve vacanza dalle nostre parti. Si accodano nella meravigliosa discesa che s’insinua nel bosco, scendendo verso Montecasale. Perdo la cogninzione del tempo e potrei anche passare il pomeriggio a fare su e giù e qua e là in questa fetta di bosco… Mentre aspettiamo i ragazzi in moto, a monte del P.ggio della Rocca, giusto al bivio del sentiero per Pischiano, faccio mille volte il giro del mondo con lo sguardo. Immaginarmi in un qualunque altro posto, al momento, mi pare del tutto impossibile.
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La discesa che segue mi sbriciola le mani e mi esalta lo spirito.
Via Giulia: il Pento (Luca) comincia a sentire la stanchezza e mi lascia, per ultimo, quando ritroviamo la via di Bocca Trabaria. Io scendo verso il fosso di Valdimonte e, quando lo incrocio, mi fermo ad ammirarlo. Torrenti di talleri d’argento, dicevo…
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La risalita verso la Metola si fa sentire e affiora un po’ di stanchezza. Per fortuna che ora c’è una bella discesa veloce…
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Ho sete…mi sa che dovrò far tappa al bar nella piazza di Lama… Scolo la mezza naturale pedalando sulla pedemontana, e riprendo lo sterrato subito prima di Badiali. Campi.
Per chiudere in bellezza, toccherò per la seconda volta Fraccano.
Salgo con calma l’ultimo km di salita, un po’ (molto) per stanchezza, un po’ per scattare qualche altra foto. Un po’ – devo dirlo – perchè vorrei che questa bella giornata di mtb non finisse mai.
Che poi, sarò sincero fino in fondo, qui non si tratta di MTB, di singlespeed, di forcelle o non forcelle… qui si tratta di girovagare: di Ovunquismo, se volete.
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Dentro di me, faccio il compendio di queste quasi sette ore mentre, sceso per la parallela del Longinello, pedalicchio sulla sterrata che porta a Fontecchio.
Roba da mettere nel forziere ne ho riportata anche oggi, 90 kilometri di orizzonti vari.
Suggerisco caldamente, nel mio piccolo, le sterrate che scendono verso le Marche e la splendida (e spesso impraticabile) salita verso il P.ggio dei Tre Termini – nonchè la discesa che segue in direzione Montecasale.
Suggerisco caldamente, sempre nel mio piccolo, di perdersi un po’ nei boschi, lasciare che una parte di voi vaghi libera. Sfruttando delle ormai celebri parole: “Stay hungry (di mondo), stay foolish (nel perdervi)”

Ovunquista

Vinsanto Bike 2013

15 settembre, ore 7:45. Lo sparuto gruppetto degli Incalliti si mette in marcia.
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Alcuni sfoderano catene nuove fiammanti, gomme dai tasselli intonsi, componenti colorati.
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La truppa è variegata: si va dalla bici rigida alla full da enduro, dalla front in carbonio a quella nel classico metallo anfotero, dal baggy short molto free al rigoroso pantaloncino attillato da ciclista vero.
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Ma il controllo è in agguato! Le autorità temono la nostra carica rivoluzionaria e ci tengono sotto controllo. L’inflessibile Bisu verifica le condizioni dei nostri mezzi e, ahimè, scopre il tremendo portaborraccia del Camillo…AHI AHI AHI!!!
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Ma, passato il controllo di polizia e superate le insidie del lungoTevere, eccoci a Pistrino, dove scopriamo che il tempo grigio non ha scoraggiato che pochi. La piazza, infatti, si va riempiendo rapidamente di tante bici e bikers, impazienti di buttarsi in mezzo ai boschi col gusto del vinsanto sul palato…
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Si vedono le bici più varie! Ma una menzione speciale va alla Turro Meteor 2000di Lorenzo, una specie di putrella di alluminio che una volta era un punto di riferimento della dh italiana e che ha ancora tutto il suo fascino (sopratutto ai miei occhi di ex….), sopratutto se la si vede a diretto contatto con una moderna full da AM… Non c’è posto per la nostalgia, qui, ma solo per l’entusiasmo! Ci iscriviamo, paghiamo la quota-pasto (quelli che hanno deciso di restare) e via tra decine e decine di compari per fare due chiacchiere e, magari, prendersi un po’ per il c***….
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Questa è la bellissima coppia Mersiglia-Bracco….
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…e questa una veduta panoramica della zona di partenza, dove si può notare, sull’estrema destra, la ressa sotto lo striscione, cosa che dovrebbe caratterizzare una gara più che una girata amtoriale…ma si sa, è difficile trattenere l’agonismo da wekkend warrior!
Il lungo serpentone comincia a strisciare, arrampicandosi verso Citerna….Prima si solcano i campi del fondovalle, poi, per una simpatica salitella, si scollina fin sull’asfalto, in prossimità di un vocabolo che la mia carta IGM chiama “Greppalto”. Nome perfetto!
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Poi si scende verso Monterchi, si gironzola tra campi e boschetti e si arriva sotto Lippiano, dove ci aspetta il primo strappo duro della giornata, poche centinaia di metri con pendenze solidamente a due cifre e terreno smosso che metteranno alla prova le gambette di tutti i mtbikers. Il colpo d’occhio è proprio bello!

foto "scippata" su FB, non ricordo a chi....

foto “scippata” su FB, non ricordo a chi….


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Il momento del Vinsanto si avvicina, Fonaco è poco distante….ancora qualche colpo di pedale e….TA-DAAAAAA!!! Vai col bicchierinoooooo!!! Vai con la sfilza di facce!!!

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Cosa citare? Cantucci? Nutella? Lo stesso vinsanto? Le varie bibite e dolcetti? Citiamo chi ha organizzato questo bel momento e chi ha atteso tutti i bikers per fargli trovare pronto tanto ben di dio… o no??
Poi, chi prima chi dopo, si riparte, alla volta del bivio fatidico: lungo o corto? Io personalmente opto per il lungo e con me ci sono anche il Bracco e Claudio (uno che forse potrebbe anche commentare questo post….), nonchè il Pando, un altro che quando si tratta di pedalare non si tira mai indietro. E poi altri, altri che vogliono ammirare tanti bei posti e godersi al massimo questa che doveva essere una mattinata quasi piovosa e che invece si sta rivelando perfetta per una pedalata….
All’altezza dello strappo di bitume in prossimità del voc. Le Capanne (cit. carta IGM, come al solito), io e Claudio ci mettiamo in attesa di chi c’è dietro, convinti che di gente ce ne sia…. Invece, dopo una decina di minuti di chiacchiere a sfondo ciclomtbistico ( e la presentazione ufficiale: “Piacere, Claudio!…sai che l’altra settimana….”), ci accorgiamo che o siamo molto avanti o dietro ci sono ben pochi compari di viaggio. Quindi ripartiamo: gambe in spalla!
Al bivio successivo troviamo tre motociclisti che ci indicano la via: a sinistra! La strada prosegue bella e pedalabile fino ad un bivio dove succede che….sbagliamo strada! Io e Alessandro (lo ritrovo in bici dopo diversi anni….sempre in forma, il ragazzo!) siamo davanti e non sentiamo chi ci grida che la strada e sbagliata e ci infiliamo in una ripida castagneta, pedalando quello che poi, tirando le somme, è stato il peggior strappo di giornata. Dopo qualche dubbio (legittimo: la strada non è quasi battuta…), torniamo indietro, trovando, sul bivio, un grosso tronco di traverso….Farlo prima no??? Dopo un po’, un altro strappo impegnativo riporta alla via di crinale.
E da qui e tutto un su e giù bellissimo e divertente tra boschi e radure, curve, terra, sassi e chi più ne ha più ne metta. Lungo la strada mi fermo per scattare questa foto, ammirando Il Monte S. Maria che qui domina spesso la visuale…
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Poi proseguo, raggiungo due amici (i cui nomi – mi perdoneranno, non ricordo) e con loro percorro gli ultimi km di fuoristrada verso Lerchi.
Ed ora, bitume!
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Bitume fino all’arrivo, fino a Pistrino, dove approdiamo a mezzogiorno passato.
Bellissimo giro, mi sono davvero divertito! Con gli organizzatori, facciamo due brevi chiacchiere riguardo qualche peccatuccio veniale, scoprendo (lo scopro io, più che altro) che molto è dipeso dall’atteggiamento prepotente e assai poco tollerante da parte di certe persone: mi chiedo se finirà mai, se questa gretta mentalità farà mai un passo in avanti….chissà…..
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Al pasta-party? Alla faccia di chi dice che bisogna aspettarsi e magari stare insieme, quelli più veloci e quelli meno veloci….Non c’era più nessuno! Ho incrociato gente che scappava a casa con le borsine al manubrio….Ma a che cosa servono i raduni se dopo tutti scappano via come il vento? Altro che andare forte o piano…. Insomma, sotto al tendone, seduti a tavola, eravamo io, il Bracco e il Pando, in compagnia di altri tre amici con i quali abbiamo condiviso un bel pranzo – del quale ricordiamo con gusto la carne con l’uva e la caraffa di rosso finita troppo presto…
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E poi, finito il lauto pasto, sorge un dubbio – vero Bracco? Cosa si fa, ora, Montecarlo o su per i Coppi???

Arrivederci al 2014!!!

Ovunquista

Ovunquismo di montagna…

Lo so, è passata più di una settimana dal rientro e per pigrizia, mi trovo solo ora a scrivere una specie di “resoconto” sul mio viaggio dolomitico. Diciamo che non è proprio un resoconto, anche perchè è impossibile elencare e scrivere tutte le mille sensazioni che si provano stando in posti così meravigliosi.

Andiamo per ordine quindi…

In un tranquillo sabato mattina di luglio, io e la mia compagna Daria decidiamo, dopo appena qualche istante di dubbi (subito fugati dalla magnificenza dei panorami dolomitici visti nei siti di hotel vari) che la meta della nostra vacanza sarebbe stata proprio lassù, nelle Dolomiti. Così, dopo aver scelto l’hotel, basandoci sulle sensazioni visive, niente di più, prenotiamo. Fine agosto…un periodo un pò strano per la montagna, soprattutto per il tempo ballerino. Così, un sabato mattina di fine agosto, dopoi aver caricato le bici e i bagagli, si parte! Tralascio le imprecazioni per le 4 ore impiegate (causa traffico) per arrivare a Bologna…dopo quasi 8 ore, arriviamo a Ortisei, di fronte all’hotel che subito ci cattura per la sua bellezza e per la pulizia, l’ordine e la simpatia e cortesia della proprietaria.

“C’abbiamo azzeccato in pieno!” è stato il nostro primo pensiero!

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Il tempo non è il massimo, ma il panorama e l’aria fresca e pulita ci rimettono in pace col mondo! Doccia e subito a cena…e che cena!

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Appena visti gli immensi prati, le cime aspre e rocciose, i boschi fitti e profumati, ho pensato: “questo è il paradiso dell’ovunquista”.

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Abbiamo aperto la vacanza con una serie di passeggiate (alcune sotto l’acqua) molto belle e suggestive: Plan de Gralba, Rifugio Comici, Città dei Sassi, Plan de Gralba; Vallunga; Rifugio Demetz, Città dei Sassi, Passo Sella.

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A parte qualche maledizione di Daria (e qualche visione mistica di stambecchi travestiti da cane :p) le passeggiate sono state molto belle e faticose. Quello che si prova è indescrivibile e i luoghi che fanno da sfondo, sono davvero meravigliosi.

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Il giovedì mattina, non resisto, prendo la mtb e mi incammino…senza una meta precisa (come si confà ad un buon ovunquista) semplicemente andando a memoria, cercando un sentiero abbastanza agevole da percorrere e seguendo le mille tabelle che segnalano con doviziosa perizia tutti e dico tutti, i sentieri esistenti, per arrivare sotto sua maestà il Sasso Lungo. Così dopo una lunga arrampicata di circa 14 km fino al passo Sella (quota 2200mt) e dopo la classica foto sotto il cartello, mi incammino verso la Città dei Sassi (che adoro).

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Il sentiero si staglia in mezzo a prati enormi e costoni rocciosi, tra vacche al pascolo e marmotte, tra quella che qualche centinaia di migliaia di anni fa era una frana colossale.

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Da qui dopo una breve salita e diversi strappi secchi, si arriva al rifugio Comici. Il sentiero è fantastico, pulito, bello, tra mille profumi col sole che fa capolino da dietro gli enormi costoni rocciosi. Di fronte c’è un cartellone che indica i vari punti di appoggio per chi volesse fare il Sellaronda Hero…più di 80km con 4500 mt di dislivello…roba da duri (matti)!!!

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Io mi accontento di imboccare il sentiero per la discesa (indicata come facile….) che mi avrebbe riportato verso Santa Cristina e poi Selva. L’avessi mai fatto!! appena superato il cartello, mi trovo di fronte una discesa con pendenza indefinita, sassosa, sconnessa, con decine di persone che salivano a piedi…in qualche modo vado giù e trovo il cartello che segnala il percorso per le bici…è, ovviamente, una pista da sci!! Mi getto (si fa per dire, io sono un paracarro in discesa) giù, coi freni sempre ben saldi tra le dita, il terreno che diventa sempre più scivoloso, una mandria di vacche che mi guardano con aria interrogativa…mi sembra di andare a 100km orari…e invece sento alle spalle un rumore metallico e dopo qualche secondo un gruppo di tedeschi mi supera a velocità doppia…io mi fermo, fingendo di fare foto, per non sfigurare troppo 🙂 Poi finalmente la discesa torna tecnica e le pendenze un pò si addolciscono e riesco a godermi il panorama e l’aria frizzante del mattino. Lasciata la pista da sci il sentiero torna a salire e dopo un pò arrrivo in mezzo ad un bosco talmente fitto, da non lasciare passare nemmeno un raggio di sole. Mi sento bene, le gambe vanno alla grande (per quel che posso ovviamente) e decido di salire ancora. La strada è bellissima, non sembra neanche un sentiero da quanto è pulito e ben curato. Il bosco si fa sempre meno fitto e ora il sole riesce a filtrare, creando un’atmosfera meravigliosa. La strada comincia a riscendere e dopo pochi km sono sopra Santa Cristina. Da qui il sentiero diventa una strada e mi riporta verso Selva. Sono felice come un bimbo a Natale, sto bene, e so che anche se ho fatto pochi km (30 per la precisione) per lo spirito è stato come averne fatti 100. Ricarico il mezzo in auto e riparto verso l’albergo.

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Sto talmente bene che con Daria decidiamo di fare una passeggiatina…20Km…Ortisei-Selva e ritorno per la vecchia ferrovia…al ritorno sauna, idromassaggio e qualche vasca in piscina…che vita!!!!!!

Il venerdì ultima passeggiata da Selva, Passo Gardena, Plan de Gralba, Selva…colo sole che ci fa da spalla e tanto appagamento. E’ stata un settimana intensa ma non ci siamo mai sentiti stanchi, forse perchè fare tante cose con una persona speciale al proprio fianco in questi luoghi meravigliosi, ti ricarica!

Il sabato ahimè si riparte…è durata poco, ma in questi sei giorni ci siamo rimessi in pace col mondo. La montagna è un luogo affascinante, bello, pericoloso, che va rispettato e vissuto. Quello che si prova, non è sempre facile da descrivere, ma certe sensazioni sono davvero uniche e mi fanno capire sempre più di quanto siamo nulla al cospetto della natura.

Anche questo è ovunquismo, perchè l’amore per la natura e il rispetto per ciò che ci offre possiamo, anzi dobbiamo esportarlo, ovunque e comunque.

Bracco